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	<title>fintech Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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		<title>LA ROBO-ADVICE: IL FUTURO DELLA GESTIONE PATRIMONIALE</title>
		<link>https://jemib.it/la-robo-advice-il-futuro-della-gestione-patrimoniale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 16:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle applicazioni più interessanti del FinTech è la cosiddetta robo-advice, o consulenza automatizzata. </p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/la-robo-advice-il-futuro-della-gestione-patrimoniale/">LA ROBO-ADVICE: IL FUTURO DELLA GESTIONE PATRIMONIALE</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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<p>Le nuove tecnologie informatiche hanno radicalmente mutato l’aspetto e le dinamiche del mondo in cui oggi viviamo. Il processo di digitalizzazione oggi lambisce pressoché&nbsp;ogni ambito dell’attività&nbsp;umana, fisica od intellettuale: i mezzi informatici, da semplici ausiliari dell’operare umano, stanno evolvendosi ed affinandosi in direzione della piena e totale sostituzione dello stesso. Secondo lo studio di&nbsp;McKinsey&nbsp;«A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity», pubblicato nel 2017, entro il 2050 il 49% dei lavori sarà&nbsp;esclusivamente svolto dalle macchine.</p>



<p>Nell’ambito dei mercati finanziari,&nbsp;è&nbsp;sotto gli occhi di tutti l’effetto&nbsp;disruptive&nbsp;che sta avendo il diffondersi del FinTech anche tra i player tradizionali del mercato: crowdfunding, servizi di pagamento peer to peer, banche digitali, criptovalute, blockchain (e chi più&nbsp;ne ha più&nbsp;ne metta) sono usciti da una posizione di nicchia &nbsp;–&nbsp;e quasi visionaria&nbsp;–&nbsp;del mercato per plasmarlo e dettarne gli sviluppi futuri.</p>



<p>Una delle applicazioni più&nbsp;interessanti del FinTech&nbsp;è&nbsp;la cosiddetta&nbsp;<strong>robo-advice</strong>,&nbsp;o consulenza automatizzata: si tratta di servizi innovativi che utilizzano sofisticati algoritmi informatizzati (detti robo-advisor) per erogare servizi di natura finanziaria quali la consulenza e la gestione di portafogli, con intervento umano ridotto o assente all’interno del processo. Generalmente, il servizio più&nbsp;offerto da questa tipologia di algoritmi, e che quasi connota il fenomeno per antonomasia,&nbsp;è&nbsp;la gestione di portafogli di strumenti finanziari.</p>



<p>I robo-advisor hanno fatto il loro ingresso nel settore dei mercati finanziari per la prima volta nel 2010 negli Stati Uniti, e stanno rapidamente guadagnando importanti quote di mercato: si stima che nel 2018 i robo-advisor gestiscano portafogli per un valore complessivo di 371 miliardi di dollari statunitensi. Essi hanno come target di riferimento per la clientela i millennials ed il ceto medio, prefiggendosi l’obbiettivo di eliminare il cosiddetto&nbsp;“<strong>advice gap</strong>”&nbsp;e aprendo così&nbsp;alle persone di medio reddito il mondo dei servizi finanziari personalizzati grazie all’abbattimento dei costi di gestione ed a soglie minime di investimento assenti o molto basse. In Italia questi servizi sono disponibili dal 2012, ma stentano a decollare, soprattutto tra i giovani: secondo la CONSOB, che di recente ha pubblicato uno studio sul fenomeno della robo-advice, ciò è&nbsp;soprattutto dovuto al basso livello di cultura digitale nel nostro paese, ben al di sotto della media europea.</p>



<p>Ad ogni modo, questi servizi relativamente nuovi sono ancora in una fase iniziale della loro evoluzione: i legislatori dei vari Paesi ancora non hanno specificamente regolamentato questo fenomeno, preferendo proseguire in una fase di osservazione e di studio dello stesso. La pressoché&nbsp;totalità&nbsp;dei mercati finanziari oggi si ispira alla cosiddetta&nbsp;“technological neutrality”: secondo questo principio, il&nbsp;medium&nbsp;mediante il quale viene erogato un servizio di natura finanziaria&nbsp;è&nbsp;irrilevante, salvo eccezioni, ai fini della regolamentazione specifica, prediligendo applicare le stesse regole comuni piuttosto che creare delle norme comuni, col fine di non falsare la concorrenza e di non porre barriere all’ingresso nel mercato. Esempi di eccezioni possono essere la salvaguardia dell’integrità&nbsp;del mercato, la quale ha ispirato la normativa europea MiFID II nella parte dell’algotrading, a seguito dei disastrosi eventi del flash crash del 2010, quando una serie di circostanze determinò&nbsp;il crollo della borsa americana. Non si esclude dunque che un domani, per questa finalità&nbsp;o per altre come la salvaguardia dei consumatori, si arriverà&nbsp;a definire delle regole specifiche per i robo-advisor: per il momento, in Europa ci si&nbsp;è&nbsp;limitati all’emanazione di specifici Orientamenti da parte dell’Autorità&nbsp;europea degli strumenti finanziari e dei mercati al fine di interpretare alcune norme della normativa comune nell’ambito della robo-advice.</p>



<p><em><strong>Ma come funziona un robo-advisor?</strong></em></p>



<p>Generalmente, viene chiesto ad un cliente di registrarsi presso la piattaforma online dello stesso; in seguito ad egli verrà&nbsp;sottoposto un questionario al fine di creare il suo profilo di investitore, soprattutto in termini di propensione al rischio, capacità&nbsp;reddituale e obbiettivi di investimento. Una volta completato, al cliente verrà&nbsp;chiesto di scegliere una delle linee di gestione a lui suggerite; procedendo poi col conferimento del capitale iniziale il robo-advisor in autonomia andrà&nbsp;ad acquistare gli strumenti finanziari componenti il portafoglio, e li gestirà&nbsp;nel futuro compiendo gli opportuni ribilanciamenti.</p>



<p>I robo-advisor applicano strategie di gestione passiva del portafoglio, ispirandosi alla&nbsp;“Modern Portfolio Theory”&nbsp;di Markowitz, e prediligendo strumenti finanziari quali gli ETF (ovvero&nbsp;“Exchange-Traded Funds”), consistenti in quote di fondi replicanti i principali indici del mercato finanziario. Queste strategie e questi strumenti, congiuntamente alla totale o parziale automazione del servizio, permettono di abbattere drasticamente i costi di gestione: in Italia mediamente si va dallo 0,3% allo 0,7% annuo, calcolato sul totale del capitale, nettamente meno di un consulente tradizionale. Inoltre, i robo-advisor generalmente non prevedono un capitale minimo di investimento per accedere al servizi, oppure tale soglia&nbsp;è&nbsp;assai inferiore rispetto a quella richiesta dai consulenti tradizionali.</p>



<p>Sebbene la robo-advice sia nata grazie a pionieristiche startup del FinTech, negli ultimi anni i player istituzionali del mercato finanziario, in Italia e all’estero, hanno iniziato a puntare molto nel settore, offrendo ai consumatori il proprio robo-advisor o acquisendo startup che hanno sviluppato tale tecnologia: emblematica&nbsp;è&nbsp;l’aquisizione di FutureAdvisor da parte di BlackRock nel 2015.</p>



<p>Sebbene c’è&nbsp;chi guardi con diffidenza a tali tecnologie, reclamando la superiorità&nbsp;del servizio erogato da esseri umani, i robo-advisor riescono già&nbsp;oggi ad offrire un servizio qualitativamente paragonabile a quello tradizionale, soprattutto per i patrimoni di entità&nbsp;media. L’ultimo pezzo mancante del puzzle&nbsp;è&nbsp;dato dall’intelligenza artificiale: quando essa sarà&nbsp;effettivamente implementata nel mondo della robo-advice, molti analisti prevedono il definitivo sorpasso ai danni del consulente umano in termini qualitativi.&nbsp;</p>



<p>Quale saranno le conseguenze? Sarà&nbsp;la fine del consulente finanziario o l’intelligenza umana resterà comunque di fondamentale importanza nella gestione del processo?</p>



<p>La risposta non é sicuramente univoca…non ci resta dunque che aspettare e vedere i successivi sviluppi.</p>



<p>Francesco Cartabia</p>



<p>#JEMIBreview</p>
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