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	<title>consulenza Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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		<title>DALLA BANCA TRADIZIONALE ALLA BANCA DIGITALE: QUALI COMPETENZE?</title>
		<link>https://jemib.it/dalla-banca-tradizionale-alla-banca-digitale-quali-competenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2019 16:36:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[banca digitale]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il modello tradizionale bancario, secondo gli esperti, è a tutti gli effetti superato. Che cosa ha determinato questo cambiamento?</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/dalla-banca-tradizionale-alla-banca-digitale-quali-competenze/">DALLA BANCA TRADIZIONALE ALLA BANCA DIGITALE: QUALI COMPETENZE?</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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<p>Questa settimana vogliamo proporvi un articolo un po’ diverso dal solito… questo pezzo é stato scritto da Enza Gioia, una donna in carriera, una coach, co founder di Network Strategy e “last but not least” nostra trainer per rendere i nostri associati sempre informati ed aggiornati!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il superamento del modello bancario tradizionale a favore&nbsp;del Digitale porta con se una ridefinizione del mercato del lavoro con la ricerca di&nbsp;competenze&nbsp;specialistiche&nbsp;e la creazione di nuove figure professionali.</h2>



<p>Il modello tradizionale bancario, secondo gli esperti, è a tutti effetti superato. Che cosa ha determinato questo cambiamento? &nbsp;Sicuramente l’avvento delle tecnologie digitali, l’evoluzione della regolazione,&nbsp;la crescita del&nbsp;Fintech,&nbsp;l’arrivo di nuovi player che hanno una conoscenza profonda delle abitudini dei consumatori. Se&nbsp;pensiamo, ad esempio alla&nbsp;PSD2&nbsp;(Payment&nbsp;System Directive 2)&nbsp;, entrata in vigore nel&nbsp;2018, non possiamo non considerare come e quanto questo fenomeno abbia segnato l’inizio di una nuova era per &nbsp;il mercato bancario tradizionale. A seguito di questa novità legislativa la &nbsp;banca tradizionale &nbsp;ha iniziato a competere in un’arena presidiata anche da attori &nbsp;del BIG&nbsp;Tech&nbsp;che fino a poco tempo fa non avremmo mai immaginato tra gli operatori in grado di fornire&nbsp;servizi bancari&nbsp;ai consumatori.&nbsp;Oppure,&nbsp;Il confronto con gli operatori del&nbsp;Fintech&nbsp;che&nbsp;rappresenta per le banche tradizionali un’opportunità di accelerazione della trasformazione, oltre che una straordinaria opportunità di innovazione. &nbsp;Le banche&nbsp;tradizionali,&nbsp;in questo senso,&nbsp;dovranno ricorrere a competenze esterne&nbsp;e ne dovranno abilitare&nbsp;anche di nuove al loro&nbsp;interno per muoversi in uno scenario chesta&nbsp;cambiando molto rapidamente. Il superamento del modello di Banca tradizionale a favore del modello digitale si presenta, &nbsp;al momento, per i &nbsp;consumatori come un modello “di luci ed ombre”. Secondo uno studio condotto da&nbsp;McKinsey&nbsp;&amp; Company,&nbsp;le principali criticità emerse dallo&nbsp;studio“Affluent&nbsp;Customer&nbsp;Insight”&nbsp;dedicato al comportamento d’acquisto dei consumatori nei prodotti d’investimento sono rappresentati dai &nbsp;Costi di consulenza&nbsp;più elevati rispetto agli altri paesi Europei&nbsp;. L’analisi evidenzia anche come, nel 2019,&nbsp;il 13% dei clienti&nbsp;“affluent”&nbsp;italiani abbia&nbsp;preferito investire in prodotti finanziari attraverso modalità&nbsp;digitali. Tale dato, mostra un ritardo rispetto al valore medio europeo, che si attesta al 32%.&nbsp;Questo &nbsp;evidenzia secondo la ricerca, un grande potenziale di crescita per l’Italia, sia per l’area della consulenza, sia per il digitale.</p>



<p>Questo scenario evidenzia&nbsp;quindi&nbsp;un’ottima opportunità di impiego e di crescita per figure professionali dal profilo&nbsp;in linea a questo mercato in evoluzione.&nbsp;Solo&nbsp;due numeri sul digitale, forniti da KPMG nel suo rapporto Digital Banking 2018.</p>



<p>In Italia il 73% della popolazione utilizza internet. Il 65% usa il mobile per accedere ad internet e il 57% della popolazione è attiva sui social.</p>



<p>In base ai dati forniti da&nbsp;<a href="https://www.digital-coach.it/prossimo-passo/?gclid=Cj0KCQjwyerpBRD9ARIsAH-ITn8dp_8puby1uCCdaCyiEKpMtJi_2i6COyF14i6skNz2gGOIjTy_tTkaAqIEEALw_wcB">Digital Coach</a>, scuola specializzata sulla certificazione delle nuove professioni digitali, che ospita un portale dedicato alle offerte di lavoro specifiche in tale ambito, le aziende italiane che stanno introducendo modelli di business che utilizzano le nuove tecnologie per migliorare il proprio business sono sempre più numerose.&nbsp;Dall’analisi di tale portale, che dal 2015 ospita migliaia di annunci di lavoro nel settore digitale, emergono dei dati molto interessanti che forniscono importanti informazioni sulle esigenze del mercato e non solo su quello bancario.</p>



<p>Secondo&nbsp;<a href="https://www.digital-coach.it/prossimo-passo/?gclid=Cj0KCQjwyerpBRD9ARIsAH-ITn8dp_8puby1uCCdaCyiEKpMtJi_2i6COyF14i6skNz2gGOIjTy_tTkaAqIEEALw_wcB">Digital Coach</a>&nbsp;la rivisitazione&nbsp;dell’organico aziendale &nbsp;tradizionale è data soprattutto dalla ricerca di nuove figure professionali,&nbsp;che possano sopperire alla mancanza di competenze digitali interne, ma che abbiano inoltre potenziali di cross-competence&nbsp;tra web e social media. Infatti,&nbsp;le offerte di lavoro pubblicate che hanno visto una maggiore richiesta sono proprio quelle relative al&nbsp;digital, inteso appunto come unione sia del web, che dei social media.</p>



<p>Osservando le offerte emerge anche il dato relativo alle figure professionali digitali più ricercate: 22%&nbsp;digitalmarketing&nbsp;specialist&nbsp;o manager, 20% il social media manager, 10% il SEO&nbsp;specialist, 10% il web marketing&nbsp;specialist, 10% l’e-commerce&nbsp;specialist&nbsp;o manager, 6% il SEM o PCC&nbsp;specialist.</p>



<p>Una fotografia del mercato del lavoro digitale che evidenzia, da un lato, &nbsp;nuove opportunità a chi già ha queste competenze e offre, &nbsp;dall’altro,&nbsp;alle Direzioni HR, utili spunti di riflessione per la definizione dell’offerta formativa&nbsp;per l’abilitazione di competenze digitali in azienda.</p>



<p>Enza Gioia &#8211; Coach in Digital marketing and Communication e Senior Partner di Parry &amp; Associati</p>



<p>#JEMIBReview</p>
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		<title>LA ROBO-ADVICE: IL FUTURO DELLA GESTIONE PATRIMONIALE</title>
		<link>https://jemib.it/la-robo-advice-il-futuro-della-gestione-patrimoniale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 16:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[fintech]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle applicazioni più interessanti del FinTech è la cosiddetta robo-advice, o consulenza automatizzata. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le nuove tecnologie informatiche hanno radicalmente mutato l’aspetto e le dinamiche del mondo in cui oggi viviamo. Il processo di digitalizzazione oggi lambisce pressoché&nbsp;ogni ambito dell’attività&nbsp;umana, fisica od intellettuale: i mezzi informatici, da semplici ausiliari dell’operare umano, stanno evolvendosi ed affinandosi in direzione della piena e totale sostituzione dello stesso. Secondo lo studio di&nbsp;McKinsey&nbsp;«A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity», pubblicato nel 2017, entro il 2050 il 49% dei lavori sarà&nbsp;esclusivamente svolto dalle macchine.</p>



<p>Nell’ambito dei mercati finanziari,&nbsp;è&nbsp;sotto gli occhi di tutti l’effetto&nbsp;disruptive&nbsp;che sta avendo il diffondersi del FinTech anche tra i player tradizionali del mercato: crowdfunding, servizi di pagamento peer to peer, banche digitali, criptovalute, blockchain (e chi più&nbsp;ne ha più&nbsp;ne metta) sono usciti da una posizione di nicchia &nbsp;–&nbsp;e quasi visionaria&nbsp;–&nbsp;del mercato per plasmarlo e dettarne gli sviluppi futuri.</p>



<p>Una delle applicazioni più&nbsp;interessanti del FinTech&nbsp;è&nbsp;la cosiddetta&nbsp;<strong>robo-advice</strong>,&nbsp;o consulenza automatizzata: si tratta di servizi innovativi che utilizzano sofisticati algoritmi informatizzati (detti robo-advisor) per erogare servizi di natura finanziaria quali la consulenza e la gestione di portafogli, con intervento umano ridotto o assente all’interno del processo. Generalmente, il servizio più&nbsp;offerto da questa tipologia di algoritmi, e che quasi connota il fenomeno per antonomasia,&nbsp;è&nbsp;la gestione di portafogli di strumenti finanziari.</p>



<p>I robo-advisor hanno fatto il loro ingresso nel settore dei mercati finanziari per la prima volta nel 2010 negli Stati Uniti, e stanno rapidamente guadagnando importanti quote di mercato: si stima che nel 2018 i robo-advisor gestiscano portafogli per un valore complessivo di 371 miliardi di dollari statunitensi. Essi hanno come target di riferimento per la clientela i millennials ed il ceto medio, prefiggendosi l’obbiettivo di eliminare il cosiddetto&nbsp;“<strong>advice gap</strong>”&nbsp;e aprendo così&nbsp;alle persone di medio reddito il mondo dei servizi finanziari personalizzati grazie all’abbattimento dei costi di gestione ed a soglie minime di investimento assenti o molto basse. In Italia questi servizi sono disponibili dal 2012, ma stentano a decollare, soprattutto tra i giovani: secondo la CONSOB, che di recente ha pubblicato uno studio sul fenomeno della robo-advice, ciò è&nbsp;soprattutto dovuto al basso livello di cultura digitale nel nostro paese, ben al di sotto della media europea.</p>



<p>Ad ogni modo, questi servizi relativamente nuovi sono ancora in una fase iniziale della loro evoluzione: i legislatori dei vari Paesi ancora non hanno specificamente regolamentato questo fenomeno, preferendo proseguire in una fase di osservazione e di studio dello stesso. La pressoché&nbsp;totalità&nbsp;dei mercati finanziari oggi si ispira alla cosiddetta&nbsp;“technological neutrality”: secondo questo principio, il&nbsp;medium&nbsp;mediante il quale viene erogato un servizio di natura finanziaria&nbsp;è&nbsp;irrilevante, salvo eccezioni, ai fini della regolamentazione specifica, prediligendo applicare le stesse regole comuni piuttosto che creare delle norme comuni, col fine di non falsare la concorrenza e di non porre barriere all’ingresso nel mercato. Esempi di eccezioni possono essere la salvaguardia dell’integrità&nbsp;del mercato, la quale ha ispirato la normativa europea MiFID II nella parte dell’algotrading, a seguito dei disastrosi eventi del flash crash del 2010, quando una serie di circostanze determinò&nbsp;il crollo della borsa americana. Non si esclude dunque che un domani, per questa finalità&nbsp;o per altre come la salvaguardia dei consumatori, si arriverà&nbsp;a definire delle regole specifiche per i robo-advisor: per il momento, in Europa ci si&nbsp;è&nbsp;limitati all’emanazione di specifici Orientamenti da parte dell’Autorità&nbsp;europea degli strumenti finanziari e dei mercati al fine di interpretare alcune norme della normativa comune nell’ambito della robo-advice.</p>



<p><em><strong>Ma come funziona un robo-advisor?</strong></em></p>



<p>Generalmente, viene chiesto ad un cliente di registrarsi presso la piattaforma online dello stesso; in seguito ad egli verrà&nbsp;sottoposto un questionario al fine di creare il suo profilo di investitore, soprattutto in termini di propensione al rischio, capacità&nbsp;reddituale e obbiettivi di investimento. Una volta completato, al cliente verrà&nbsp;chiesto di scegliere una delle linee di gestione a lui suggerite; procedendo poi col conferimento del capitale iniziale il robo-advisor in autonomia andrà&nbsp;ad acquistare gli strumenti finanziari componenti il portafoglio, e li gestirà&nbsp;nel futuro compiendo gli opportuni ribilanciamenti.</p>



<p>I robo-advisor applicano strategie di gestione passiva del portafoglio, ispirandosi alla&nbsp;“Modern Portfolio Theory”&nbsp;di Markowitz, e prediligendo strumenti finanziari quali gli ETF (ovvero&nbsp;“Exchange-Traded Funds”), consistenti in quote di fondi replicanti i principali indici del mercato finanziario. Queste strategie e questi strumenti, congiuntamente alla totale o parziale automazione del servizio, permettono di abbattere drasticamente i costi di gestione: in Italia mediamente si va dallo 0,3% allo 0,7% annuo, calcolato sul totale del capitale, nettamente meno di un consulente tradizionale. Inoltre, i robo-advisor generalmente non prevedono un capitale minimo di investimento per accedere al servizi, oppure tale soglia&nbsp;è&nbsp;assai inferiore rispetto a quella richiesta dai consulenti tradizionali.</p>



<p>Sebbene la robo-advice sia nata grazie a pionieristiche startup del FinTech, negli ultimi anni i player istituzionali del mercato finanziario, in Italia e all’estero, hanno iniziato a puntare molto nel settore, offrendo ai consumatori il proprio robo-advisor o acquisendo startup che hanno sviluppato tale tecnologia: emblematica&nbsp;è&nbsp;l’aquisizione di FutureAdvisor da parte di BlackRock nel 2015.</p>



<p>Sebbene c’è&nbsp;chi guardi con diffidenza a tali tecnologie, reclamando la superiorità&nbsp;del servizio erogato da esseri umani, i robo-advisor riescono già&nbsp;oggi ad offrire un servizio qualitativamente paragonabile a quello tradizionale, soprattutto per i patrimoni di entità&nbsp;media. L’ultimo pezzo mancante del puzzle&nbsp;è&nbsp;dato dall’intelligenza artificiale: quando essa sarà&nbsp;effettivamente implementata nel mondo della robo-advice, molti analisti prevedono il definitivo sorpasso ai danni del consulente umano in termini qualitativi.&nbsp;</p>



<p>Quale saranno le conseguenze? Sarà&nbsp;la fine del consulente finanziario o l’intelligenza umana resterà comunque di fondamentale importanza nella gestione del processo?</p>



<p>La risposta non é sicuramente univoca…non ci resta dunque che aspettare e vedere i successivi sviluppi.</p>



<p>Francesco Cartabia</p>



<p>#JEMIBreview</p>
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