2018: IL RITORNO DI PIRELLI IN BORSA

Il localismo ed il distrettualismo, fattori tipici ed unici del nostro paese, hanno da sempre creato rapporti intensi fra le imprese ed i territori ove esse sorgono; rapporti tanto intensi da creare in alcune aree dei veri e propri legami indissolubili. Un binomio impresa-territorio, che ha favorito lo sviluppo di ambedue i soggetti, permettendo la creazione di grandi opportunità economiche è sicuramente quello rappresentato dalla Pirelli, storica azienda italiana produttrice di pneumatici, ed il quartiere Bicocca di Milano (che è anche la sede di JEMIB).

Pirelli venne fondata a Milano nel 1872 da Giovanni Battista Pirelli. La sua sede si trova precisamente nel già citato quartiere Bicocca, un quartiere situato nella parte nord del capoluogo Meneghino e che può sicuramente fregiarsi di avere al proprio interno una delle imprese d’eccellenza che la storia imprenditoriale italiana ci ha consegnato.

Pirelli venne quotata per la prima volta alla Borsa di Milano nel 1922 e vi rimase sino al 26 Febbraio 2016, giorno in cui sono state revocate e liquidate le ultime azioni presenti sul mercato; questa operazione, che in gergo borsistico prende il nome di delisting, è stata messa in atto per far sì che l’azienda controllante, ovvero ChemChina, attraverso una sua controllata, rispondente al nome di Marco Polo Industrial Holding, potesse divenire l’unico azionista del colosso italiano.

Nonostante l’uscita dalla Borsa risalga solamente a pochi mesi addietro, Pirelli sta già pensando ad una nuova quotazione; un ritorno che era inizialmente previsto per il 2019, ma, notizia di questi ultimi giorni, potrebbe essere anticipato al 2018. L’intenzione del gruppo, secondo alcune fonti, sarebbe quella di dedicare il 2017 a creare le condizioni migliori e la struttura più idonea per il ritorno in Borsa il prima possibile. Non è ancora chiaro quale sarà la piazza di quotazione. In proposito, di recente, il vice presidente e CEO Marco Tronchetti Provera in merito all’ipotesi di una quotazione a Piazza Affari si è limitato a non smentire la notizia, senza però sbilanciarsi ulteriormente.

Sono due, in sintesi, i fronti su cui la società si metterà al lavoro: la possibilità di ampliare l’azionariato e la riduzione del debito. Per quanto riguarda l’azionariato, al fine di favorire il successo del relisting e l’ingresso del mercato, ChemChina si è impegnata a ridurre la propria quota in Marco Polo Industrial Holding con un passaggio dall’attuale 65 % ad una percentuale al di sotto del 50[1]. L’impressione è che, ad ogni modo, un eventuale cambiamento nell’azionariato non sarà imminente, ma piuttosto destinato a essere spostato a una fase successiva quando il gruppo sarà tecnicamente pronto per lo sbarco in Borsa: questa sarebbe una scelta che avrebbe ovviamente riflessi anche in termini di valorizzazione.
Il debito a livello netto ammonta a circa 5,4 miliardi dopo la fusione con Marco Polo[2]; prima dell’estate la società ha concluso l’operazione di rifinanziamento con un pool bancario, che ha consentito di allungare la scadenza del rimborso della parte di debito contratta al momento dell’Opa. I piani per il prossimo triennio consentiranno, attraverso gli ordinari flussi di generazione di cassa, di raggiungere l’obiettivo atteso entro il 2018. Inoltre Pirelli può contare sulla cessione di partecipazioni finanziarie, come già annunciato in occasione dell’ultimo piano industriale. Il piano di investimenti di Pirelli, inoltre, non peserà sulla posizione finanziaria, poiché la società è già dotata di adeguate industrie e fabbriche moderne. Un’altra riduzione del debito sarà possibile tramite la cessione del 10% di Pirelli Industrial ad Aeolus per 70 milioni di euro. Aeolus è una società cinese con la quale Pirelli svilupperà un piano di integrazione che porterà al termine dell’operazione complessiva alla cessione della restante parte del 90% di Pirelli Industrial, a fronte di un corrispettivo diviso in soldi ed azioni dello stesso sodalizio cinese. Esso verrà gestito da dirigenti made in Pirelli, cosicché venga facilitato l’apporto delle conoscenze e delle competenze necessarie allo sviluppo di un operatore che diverrà il quarto mondiale nel settore pneumatici.

Ultimo obiettivo, ma non per importanza, è quello di riportare la leva finanziaria del rapporto tra debito netto ed Ebitda, che si attesta ad oggi ad un multiplo di 4.5, ad un livello intorno a 3.

Insomma, Pirelli è chiamata a fronteggiare una serie di sfide assai stimolanti, anche se non semplici, nell’immediato futuro; le premesse sono più che positive: l’immenso know how dell’azienda milanese, supportato dagli altrettanti immensi capitali cinesi, rappresenta senza ombra di dubbio un’unione potenzialmente vincente sul mercato.

[1]  Fonte: “Il Sole 24 Ore”

[2]  Ibidem

Luca Cantale