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FAKE NEWS: RICONOSCERLE PER EVITARLE

Da quando il mondo dei social ha preso il sopravvento sulla nostra vita, le Fake News sono una parte ridondante della nostra giornata; cascare in una rete di notizie tanto false quanto attraenti è diventato dunque estremamente semplice. È quindi di fondamentale importanza saperle riconoscere così da evitarle, in quanto la facilità con cui si diffondono veicola confusione e, nel peggiore dei casi, panico e disinformazione. Prima di gettare benzina sul fuoco, vediamo effettivamente cos’è una Fake News e quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per poterle riconoscere.

Cos’è una Fake News?

Il termine inglese Fake News, indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione. Tradizionalmente a veicolare le Fake News sono i grandi media, ovvero le televisioni e le più importanti testate giornalistiche. Tuttavia, siamo i protagonisti di un’epoca in cui, semplicemente portando la mano verso la tasca ed estraendo il nostro smartphone, diventiamo magicamente padroni di un’infinità di informazioni.

In particolare, i Social Network (Facebook, Instagram, WhatsApp), sono ormai la valle in cui risuona l’eco di qualsiasi voce, ed è dunque proprio qui che entriamo in contatto con la maggior parte delle Fake News.

Perché le Fake News hanno tanti click?

Per rispondere a questa domanda è necessario comprendere cosa ci porta ad aprire una notizia piuttosto che un’altra.
Le anteprime dei contenuti web sono composte generalmente da un titolo, un sottotitolo, e un’eventuale foto.
Nessuno di questi fattori, però, viene definito senza uno scopo ben preciso. I titoli saranno sfarzosi e sensazionalistici, i sottotitoli saranno accattivanti e le foto di grande impatto. Per descrivere meglio questo fenomeno, dobbiamo introdurre il fenomeno del clickbait. Il clickbait è un termine che indica un contenuto web il cui scopo principale è quello di attirare il maggior numero possibile di click.

Ma come fa effettivamente a funzionare una tecnica del genere?


La risposta è, in realtà, molto semplice. Il clickbait rimane sempre sul vago, in modo tale che tutti, apparentemente, possiamo sentirci coinvolti e interessati dal contenuto che nasconde.
Per fare un esempio pratico, non leggerete mai un titolo del genere: “Sensazionale scoperta nel mondo scientifico: ecco a voi il Bosone di Higgs”, bensì, troverete un’infinità di titoli simili a questo: “Fenomenale! Ecco l’ultima scoperta nel panorama scientifico…”.


Non solo il clickbait contribuisce al successo delle Fake News, vi sono altri aspetti da tenere in considerazione, alcuni dei quali probabilmente meno intuitivi. Facciamo un piccolo passo indietro. È risaputo che, purtroppo, le notizie vere non sono sempre belle, anzi, spesso sono crude, dirette, spietate; non vanno a soddisfare il desiderio di appagamento che abbiamo. Ma a loro non importa, perché non devono essere affascinanti, devono essere, semplicemente, vere, fedeli alla realtà. Una Fake News, invece, non è soggetta a nessun vincolo di questo tipo, e può dunque sbizzarrirsi nel riportare false verità il cui unico scopo è quello di essere accomodanti, soddisfacenti, intriganti.
Ecco dunque perché le Fake News hanno così tanti click. Perché, in fondo, danno sempre una risposta semplice a una domanda difficile.


Qual è la motivazione che spinge la diffusione di notizie false?


Uno dei fattori preponderante che spinge l’autore a creare Fake News, consapevole della popolarità che esse hanno, è quello di ottenere il maggior numero di views possibili sulla propria pagina web, rivista o su qualsiasi sia lo strumento di divulgazione delle informazioni. Queste views, in molti casi, comportano un guadagno per l’autore tramite pubblicità e inserzioni presenti nel sito stesso, quindi maggiori saranno le visite e le condivisioni, maggiore sarà il suo profitto. L’autore utilizza furbamente le caratteristiche elencate nel paragrafo precedente per arrivare al maggior numero di lettori, potendo così sfruttare questi ultimi a scopo di lucro; dunque, oltre che divulgare disinformazione, è in grado di generare un guadagno significativo, considerando anche i costi irrisori cui è soggetto.

Un altro scopo che spinge alla creazione di una Fake News, è sicuramente quello di influenzare chi la legge, tirandolo verso una direzione che, generalmente, ha un carattere di propaganda politica o socio-economica. Banalmente, potremmo leggere una notizia che ci informa su determinati comportamenti o atteggiamenti tenuti da un leader di partito, mettendo in luce come questi siano stati immorali. Saremo così immediatamente influenzati nel giudizio dell’individuo in questione, rischiando di inciampare in valutazioni pregiudizievoli.

È dunque fondamentale, per l’autore di Fake News, cercare di inculcare pensieri e idee distorte nella mente del lettore, così da modificare le sue prospettive e punti di vista, inducendolo a differenti considerazioni e decisioni, che possono avere un impatto in ambito sociale, politico ed economico. Succede a volte, anche se con frequenza minore, che la reale intenzione di una Fake News sia ombreggiata ed oscurata da una copertina illusoria il cui scopo è quello di generare semplicemente caos. È importante essere consapevoli che lo scalpore generato da una notizia non è mai fine a sé stesso, ma si riconduce, nella maggior parte dei casi, ai fini descritti nelle righe superiori.


Osserviamo degli studi condotti sulle Fake News:
Ve ne sono innumerevoli il cui scopo è quello di sottolineare quanto il problema delle Fake News sia attuale, concreto e pericoloso. Analizziamo due delle ricerche più importanti in questo ambito, condotte da First Draft News, uno dei progetti più importanti per combattere la disinformazione online, e dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology in collaborazione con Twitter.
Claire Wardle, direttrice di First Draft News, network internazionale sulla verifica delle fonti online, individua:

Sette modi di fare disinformazione:

  1. Collegamento ingannevole: quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto.
  2. Contenuto ingannatore: quando il contenuto viene spacciato come proveniente da fonti realmente esistenti.
  3. Contenuto falso al 100%: quando il contenuto è completamente falso, costruito per trarre in inganno.
  4. Contenuto manipolato: quando l’informazione reale, o l’immagine, viene manipolata per trarre in inganno.
  5. Manipolazione della satira: quando non c’è intenzione di procurare danno, ma il contenuto satirico viene utilizzato per trarre in inganno.
  6. Contenuto fuorviante: quando si fa uso ingannevole dell’informazione per inquadrare un problema o una persona.
  7. Contesto ingannevole: quando il contenuto reale è accompagnato da informazioni contestuali false.
    Uno studio condotto da ricercatori del Mit in collaborazione con Twitter ha analizzato che una “Fake news” ha il 70% di probabilità in più di essere retwittata di una “true”.
    Abbiamo riscontrato che le menzogne si diffondono molto più velocemente, più in profondità, e in modo più ampio rispetto alla verità, in tutte le categorie dell’informazione. Le false notizie sono più nuove e le persone hanno maggiori probabilità di condividere nuove informazioni.”
    Sui social network, le persone possono attirare l’attenzione essendo i primi a condividere informazioni precedentemente sconosciute (ma probabilmente false).

Come riconoscerle per evitarle?


Nonostante le Fake News siano spesso molto ingannevoli e capaci di mascherarsi da notizie vere, vi sono numerose accortezze che possiamo prendere per evitarne o comunque limitarne drasticamente la diffusione. Perché è importante ricordarsi che, nonostante tutto, siamo noi, principali utilizzatori dei social network, coloro i quali possono distruggere il diffondersi delle notizie false. Il primo aspetto su cui fare leva è sicuramente il buon senso. È necessario
comprendere a fondo che ogni notizia errata, è potenzialmente una bomba ad orologeria se utilizzata nel modo sbagliato. Questo fattore deve spingerci a fare un passo indietro ogni qualvolta ci imbattiamo in una nuova notizia, e porci di fronte un interrogativo molto importante: “Ciò che sto leggendo è effettivamente vero? È riportato dalle principali fonti di divulgazione? Si basa su studi scientifici condotti dalle più importanti associazioni che operano in tale campo?”. Le giuste domande sono sicuramente il segreto per trovare le risposte corrette, ed è per questo motivo che è di fondamentale importanza porsele.

In questo processo che è sicuramente delicato, non siamo soli per fortuna. Vi sono innumerevoli aiuti che possiamo sfruttare per verificare la veridicità di una notizia. In particolare, possiamo affidarci alle competenze e alla serietà con cui operano, ad esempio, Butac e First Draft News, associazioni e progetti attivi nella lotta contro le notizie false.

La battaglia che ognuno di noi può condurre contro le Fake News e la loro diffusione, ci ricorda quanto l’operato di ogni singolo individuo sia, alla fine, estremamente importante per il raggiungimento di uno scopo comune, che rappresenta, in tale caso, proteggere tutti noi dalla minaccia delle notizie false.

Simone Ravani

#JEMIBreview

Fonti:
Massachusetts Institute of Technology
First Draft News
Il Sole 24 ORE

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