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L’IMPORTANZA DELLA MOTIVAZIONE NELL’AMBIENTE ORGANIZZATIVO

Avere un’occupazione si rivela da sempre essere necessario, oltre che al sostentamento, alla sensazione di riuscita e di realizzazione personale: un concetto che va ben oltre il mero supporto economico e non si esaurisce nel significato di azione rivolta ad uno scopo. 

Per quanto riguarda i contesti organizzativi, sono stati effettuati degli studi per avvalorare la tesi della teoria dell’autodeterminazione, che esprime il momento in cui le persone intraprendono un’attività perché la reputano interessante, hanno totale controllo sulle loro decisioni e sui loro interessi e intraprendono questa attività in modo volontario. Al contrario, essere controllati implica agire con un senso di pressione e la sensazione di essere obbligati ad impegnarsi in tale attività. La teoria postula che le motivazioni autonome e controllate differiscono in termini sia dei loro processi regolatori, sia delle esperienze che favoriscono.  I risultati di questo studio mostrano effettivamente evidenti correlazioni tra motivazione intrinseca, sentimento di autonomia e coinvolgimento nel lavoro, con cambiamenti positivi nelle prestazioni e maggiore soddisfazione dei soggetti. 

Gagnè e Deci (2005), basandosi su tali studi,  assumono che luoghi di lavoro  che tendono a promuovere la soddisfazione dei tre bisogni psicologici di base (autonomia, competenza e relazione) migliorino la motivazione intrinseca dei dipendenti e la piena interiorizzazione della motivazione estrinseca. Questo tipo di ambiente contribuisce a portare ad esiti funzionali al benessere dell’organizzazione e dell’individuo in termini di mantenimento del cambiamento di comportamento, prestazioni efficaci, in particolare su attività che richiedono creatività e flessibilità cognitiva, soddisfazione lavorativa, atteggiamenti attitudine positiva per il lavoro, comportamenti di cittadinanza organizzativa e di adattamento psicologico.

A sostegno di queste affermazioni, come possiamo immaginare, la possibilità di scegliere un’occupazione o di intraprendere un percorso professionale specifico occupa fin dall’infanzia un ruolo fondamentale per la formazione dell’identità e soprattutto per trovare il proprio posto nella società. Per questo motivo, nel caso in cui il nostro percorso professionale sia soddisfacente e intrinsecamente motivante in linea con gli interessi e obiettivi personali, oltre ad ottenere migliori performance, si accresceranno anche i livelli di autostima dell’individuo. 

Il concetto di autostima

È stato ipotizzato che il concetto di autostima si definisca nella combinazione tra il sé percepito, che comprende la consapevolezza delle caratteristiche e abilità personali percepite, e il sé ideale, che invece riguarda la sfera delle ambizioni, degli obiettivi e degli ideali desiderati per la propria esistenza. Se le due parti del sé sono ben sviluppate ed in equilibrio tra loro, ci sarà maggior probabilità per la persona di riuscire a sostenere i propri obiettivi con le proprie capacità e di riuscire a superare eventuali momenti di fallimento con più facilità, avendo alti livelli di autostima. Al contrario, il soggetto soffrirà per il senso di inadeguatezza data la sproporzione tra le proprie capacità percepite e le proprie aspirazioni (Markus e Nurius, 1986; Higgins, 1999).

L’ autostima influisce in modo molto rilevante in diversi campi dell’esistenza come nella motivazione, nell’espressione delle emozioni e diversi livelli determinano il funzionamento generale a livello di risorse cognitive. Un basso livello di autostima determina molti fattori psicologici negativi, tra cui l’assenza di motivazione. 

La propensione a raggiungere alti livelli di autostima è correlata al raggiungimento di svariati successi, a livello professionale e finanziario, sociale o affettivo (Ferris et al., 2010).

Correlazione tra performance sul lavoro e autostima

Un importante tema trattato dalla psicologia del lavoro e dagli studi sul benessere organizzativo è la relazione che lega i sentimenti di autostima individuale con il rendimento lavorativo. In uno studio effettuato da Lance et al. (2010), gli autori hanno ricercato le relazioni causa-effetto tra i livelli di autostima e la performance, assumendo che, nel caso in cui l’importanza della performance sull’autostima fosse alta, allora i livelli di autostima verrebbero condizionati in modo preponderante dalle prestazioni lavorative. Da questo assunto è possibile che gli individui che danno maggior rilevanza alla prestazione, siano anche più motivati ​​a svolgere bene il proprio lavoro, dedicandosi ad esso con maggior intensità. Una loro ulteriore ipotesi è che in soggetti che danno poca importanza alla performance, questa non avrà  impatto rilevante sul loro livello di autostima, coerentemente con le loro basse aspettative.

Da ciò si può dedurre come riuscire bene nei propri compiti e nel proprio lavoro, se importanti per le aspirazioni individuali e il raggiungimento degli obiettivi personali, fa in modo che la persona mantenga alti livelli di autostima, oltre che un’alta motivazione e un’alta percezione di autoefficacia. Questi aspetti sono oltremodo necessari per la qualità della vita dell’individuo.

Giulia Giacometti

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