SMART WORKING: PIÙ ELASTICITÀ E MENO VINCOLI

È ormai innegabile che il mondo del lavoro stia cambiando, sempre di più si parla di flexible working e smart working, ma cosa sono esattamente e quali benefici portano alle aziende?

Lo smart working non è semplicemente la possibilità di lavorare da casa, ma una vera e propria nuova cultura aziendale che permette l’organizzazione del lavoro in maniera completamente innovativa rispetto ai decenni precedenti. 

Infatti in una cultura sempre più orientata alle performance e alla meritocrazia questa tipologia di “lavoro agile” permette di ottimizzare il modo di lavorare enfatizzando la produttività dei lavoratori puntando su maggiore flessibilità e autonomia spaziale, strumentale e oraria.

Lo smart working elimina la postazione fissa, valorizzando invece la possibilità di cambiare punto di vista scegliendo il luogo più adatto in base all’attività da dover svolgere, questo vuol dire poter lavorare in spazi di coworking, bar, open space o comodamente da casa grazie alle nuove tecnologie che permettono di operare da remoto con i propri pc, tablet o smartphone!

Le grandi aziende come Microsoft, Nestle, Vodafone…adottano questa soluzione da anni poiché sostengono che permettere ai propri dipendenti una maggiore libertà di conciliazione tra tempi di vita e lavoro, quella che loro chiamano “worklife balance”, porti a lavoratori più soddisfatti e di conseguenza più creativi e motivati e allo stesso tempo a minor costi di gestione ed ad un incremento della produttività per le aziende.

Infatti come sostiene Valerie Dupin, social media manager in un’azienda di telecomunicazione “ Per me lo smart working è risparmio, serenità, e il tempo di concentrarsi sulle cose importanti, che siano lavoro, affetti, impegni senza trascurare nulla e senza senso di colpa. É un complemento. Non potrei pensare di farlo sempre, ho bisogno di momenti di via a vis con i colleghi, ma non potrei neanche più pensare di non avere una giornata “distaccata”. Lavorare da remoto è naturale, mi consente di concentrarmi maggiormente su dei progetti senza essere distratta, richiede uno sforzo di autonomia e di essere molto centrati su quello che si fa. Quando lavoro da remoto sono più disponibile all’ascolto e poi mi sento anche molto grata di poterlo fare, quindi mi dedico con ancor più piacere. Mi sento molto privilegiata di poter lavorare in smart working, non è una cosa che do per scontata, e l’assaporo pienamente.”

Questo fenomeno sta prendendo piede anche in Italia, stiamo vincendo la paura che maggiore libertà porti a minor impegno lavorativo, ma che anzi questa evoluzione aziendale avvii un processo di responsabilizzazione del dipendente e di collaborazione tra i manager e il proprio tea. Infatti come dimostrano i dati dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano nel 2017 in Italia vi è stata una crescita del 60% di smart workers e che il nomadismo digitale sia lo strumento più efficace per migliorare la padronanza di soft e digital skills.

Anche noi di Jemib, nel nostro piccolo, utilizziamo questa tipologia di lavoro, svolgendo i nostri progetti autonomamente da casa e confrontandoci poi con il nostro PM e team attraverso piattaforme di condivisione o con brevi riunioni.

Lo smart working necessita sicuramente di una visione fluida e chiara del progetto e degli obiettivi da conseguire, ma sconvolge il modo di lavorare a cui siamo stati abituati fino ad ora donando dinamicità e versatilità al mondo lavorativo sia in ambito pubblico che privato.

E voi cosa ne pensate? È una pratica vincente o forse troppo “dispersiva”?

#JEMIBreview

Marianna Ripani