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	<title>Sostenibilità Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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	<title>Sostenibilità Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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		<title>DA FERRARI ALLE JUNIOR ENTERPRISES: L&#8217;IMPATTO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE</title>
		<link>https://jemib.it/da-ferrari-alle-junior-enterprise-limpatto-dello-sviluppo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 15:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità è forse il tema più importante e dibattuto negli ultimi tempi, soprattutto nell’ambito imprenditoriale.</p>
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<p>Fine della povertà. Combattere le disuguaglianze. Arrestare il cambiamento climatico. Promuovere una crescita dignitosa.</p>



<p>La sostenibilità è forse il tema più importante e dibattuto negli ultimi tempi, soprattutto nell’ambito imprenditoriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma cosa significa davvero il termine “Sostenibilità”?</strong></h2>



<p><br>Sono 17 gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile individuati dalle Nazioni Unite che costituiscono aspetti di fondamentale importanza da raggiungere entro il 2030 per la crescita di società pacifiche e per combattere i cambiamenti climatici.<br></p>



<p>Uno sviluppo globale e sostenibile è la capacità di riuscire a vivere in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive e di rigenerarsi.<br>In particolare, la Commissione delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo definisce, con il rapporto Brundtland nel 1987, lo sviluppo sostenibile come “lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”. <br>Il 28 novembre 2019, ad esempio, la commissione Europea ha presentato una strategia a lungo termine innovativa e competitiva, che punta alla neutralità climatica entro il 2050.<br>Non solo, sempre parlando di Europa, non si può non citare il “<strong>Green New Deal</strong>”, piano estremamente interessante nato con lo scopo di ridurre a zero le emissioni di gas, diminuire i costi di vita e migliorare la qualità del mondo lavorativo. Leader di tutto il mondo, multinazionali e piccole realtà si stanno adoperando per promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente, iniziando a esporsi al cambiamento e adottando soluzioni sempre più innovative.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Caso Ferrari</h2>



<p>Parlando di innovazione, Ferrari ne è l’emblema, riuscendo a porre passioni e persone al centro della produttività, lanciando il programma “Formula Uomo” e cambiando radicalmente i suoi stabilimenti grazie al ricorso delle migliori tecnologie nel segno della sicurezza, della responsabilità ambientale e della qualità della vita. Investire nei propri dipendenti, nelle loro famiglie, nei clienti e nell’intera comunità non è mai una scelta banale e saper comprendere le loro esigenze, integrandole al benessere e alla crescita mondiale, è solo un fattore di successo che deve essere perseguito attraverso un percorso lungo e costante. A questo si accosta il concetto di matrice di materialità e responsabilità del prodotto, il quale porta l’attenzione verso l’immagine e la reputazione del marchio, l’innovazione, la qualità e sicurezza di prodotti e clienti, la soddisfazione e condotta etica degli affari. <br></p>



<p>Nell’ambito dell’impegno di Ferrari a rispettare e promuovere i diritti umani e la<br>sostenibilità delle sue operazioni, Ferrari seleziona i fornitori in base non solo alla qualità e alla competitività dei loro prodotti e servizi , ma anche alla loro aderenza ai principi sociali, etici e ambientali, come indicato nel loro Codice di condotta creato ad hoc.</p>



<p>Il supporto di <strong>Ferrari </strong>verso gli SDGs, come detto, va di pari passo con la crescita economica e finanziaria non solo della loro casa, ma anche del proprio capitale umano, generando una crescita costante e duratura nel tempo e cercando, tramite l’innovazione, l’investimento in nuovi motori e in fonti a basse emissioni, di migliorare il proprio e il nostro futuro.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impegno delle Junior Enterprise</h2>



<p>Se da un lato Ferrari Corporate, Amazon, JP Morgan, General Motors e Adidas si stanno muovendo per uno sviluppo sostenibile, dall’altro <strong>le nostre Junior Enterprise come possono fare la differenza? </strong><br>Proprio partendo dalla frase “We generate impact” che si riconosce la voglia dei Junior Entrepreneur di fare la differenza, creando impatto e mirando alla continua crescita sostenibile di queste associazioni.<br></p>



<p>Sostenibilità e impatto sono infatti le due parole chiave che guidano le Junior Enterprise nel loro percorso e che hanno portato alla decisione di puntare su tre SDGs in particolare: Quality Education, Decent Work and Economic Growth, Partnership for the Goals. Scegliere di adottare queste tre traguardi non è stato solo un buon proposito, ma, anzi, sta portando a ottenere grandissimi risultati.<br></p>



<p>Ad oggi sono 330 le Junior Enterprise sparse su quattordici Stati Europei che presentano circa 4350 progetti l’anno, in cinquantadue anni di esperienza. Ovviamente questi numeri sono solo l’inizio. <br></p>



<p>Creare una rete più solida di Junior Enterprise estendendola su più paesi e università, favorendo sinergie tra le associazioni, promuovendo e aumentando il numero di progetti esterni in collaborazione e potenziando ulteriormente i Junior Entrepreneur sono gli obiettivi principali che si vorrebbero raggiungere al più presto e che speriamo, nel nostro piccolo, possano fare la differenza, in questo mondo e nel suo sviluppo.</p>



<p>Teresa Rizzi</p>



<p>#JEMIBReview</p>
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		<title>ECONOMIA CIRCOLARE: TRA IDEE E REALTÀ</title>
		<link>https://jemib.it/economia-circolare-tra-idee-e-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 08:17:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola.</p>
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<p>Prendete ad esempio le api.&nbsp;</p>



<p>Sì, quegli insetti colorati che passano la loro vita a raccogliere polline, che poi diventa cera, o miele, che diventa a sua volta cibo e che, per questi insetti, diventa anche “casa”.</p>



<p>L’<a href="https://www.ellenmacarthurfoundation.org/"><em>Ellen MacArthur Foundation</em></a>&nbsp;afferma che “<strong>L’economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola</strong>”.</p>



<p>Ciò vale a dire che in un’economia circolare tutte le attività, a partire dall’estrazione fino alla produzione e il consumo, sono organizzate in modo tale che i rifiuti di una diventino valore per l’altra, creando un circolo virtuoso in grado di abbattere quell’ “impatto ambientale”, che qualcuno negli ultimi tempi sta spesso ricordando essere la più grave minaccia nella storia dell’essere umano.</p>



<p>Benché ultimamente questo tema sia giunto alla ribalta, come altre volte era accaduto, l’economia circolare di per sé non è poi così giovane. La sua prima apparizione pubblica risale al 1966, le sue prime applicazioni pratiche risalgono agli anni ’70, la sua prima menzione politica risale al 2006 (Cina,&nbsp;<em>11° piano quinquennale</em>).&nbsp;</p>



<p>Si tratta di una teoria comunque sempre innovativa, che va di pari passo con lo&nbsp;<strong>sviluppo tecnologico</strong>&nbsp;e non può prescindere da esso, e allo stesso tempo, così come la definizione vuole, che riesce ad autoalimentarsi ed evolversi continuamente.</p>



<p>C’è un aspetto, però, che pochi sottolineano quando si affronta il tema dell’economia circolare: il suo possibile impatto positivo sul benessere della collettività.</p>



<p>Anzitutto “economia circolare” vuol dire, in senso pratico:&nbsp;<strong>riutilizzo</strong>,&nbsp;<strong>riciclo</strong>&nbsp;e in definitiva&nbsp;<strong>condivisione</strong>; pensiamo ad esempio a tutti quei servizi che vengono forniti in soluzione “sharing” e che possono anch’essi rientrare nella nozione di economia circolare.</p>



<p>Come è stato affermato anche durante un evento dello scorso 20 maggio, promosso dal CESISP (Centro di Ricerca in Economia e Regolazione dei Servizi, dell’Industria e del Settore Pubblico), in un’economia circolare un bene durevole può diventare servizio, se il suo utilizzo, quindi il suo consumo, viene condiviso da più utenti.&nbsp;</p>



<p>Ma scendendo più nel vivo della materia, economia circolare vuol dire anche che “rifiuto” può diventare “cibo”, il che significa quindi&nbsp;<strong>portare quasi allo zero i possibili sprechi</strong>&nbsp;generati in un’economia “lineare”, fornendo una possibile soluzione, o parte della soluzione, di un problema (la fame nel mondo, n.d.a.) che sicuramente merita attenzione.</p>



<p>Ma ci sono ancora altri due aspetti fondamentali, di cui soli in pochi &nbsp;ricordano l’esistenza:&nbsp;<strong>&nbsp;<em>la diversità è forza</em></strong>.</p>



<p>Potrebbe apparire più come uno slogan elettorale, o peggio una citazione orwelliana, ma questa asserzione (diversità è forza), è puramente afferente alle teorie economiche.&nbsp;</p>



<p>Ed è ovvio, considerando che le caratteristiche più importanti di un’attività nell’economia circolare sono: modularità, adattabilità e versatilità; traguardi che è possibile raggiungere soltanto nel momento in cui partecipano al gioco, quanti più soggetti possibile.</p>



<p>“Diversità è forza” significa che, una moltitudine di idee concorrono per lo stesso obiettivo, il che porterebbe molto probabilmente dei benefici alla collettività, in termini economici, certamente, ma anche in termini forse più umani, che vanno al di là dei semplici numeri.&nbsp;</p>



<p>Ma a quanto pare fa molta più gola, parlare di economia circolare solo in relazione ai suoi possibili benefici per Madre Natura, dimenticando questi ulteriori aspetti che forse colpirebbero al cuore le persone, anche proprio quegli elettori che molti soggetti politici (e non) oggi invocano.</p>



<p>Vi è però un altro motivo, per cui l’aspetto ambientale è preponderante, ed è sicuramente legato alla relativa facilità di quantificazione. È notoriamente più semplice misurare la riduzione di CO<sub>2</sub>, o il numero di tonnellate di cibo non mandato al macero, piuttosto che la soddisfazione di un essere umano, dovuta al vivere in un sistema economico, con la S maiuscola, che possa coinvolgerlo e portargli benefici, senza necessariamente richiedergli uno sforzo.&nbsp;</p>



<p>Una cosa però è certa, l’economia circolare non è più soltanto una teoria affascinante e ideale, è ormai qualcosa di estremamente reale, con una prospettiva di crescita (i numeri parlano di oltre 80 miliardi di euro di fatturato, soltanto per l’Italia) che non si vedeva da decenni.&nbsp;</p>



<p>Le api, si è detto, quei piccoli animali che vivono in comunità, piccole e grandi, che operano insieme con l’obiettivo di sopravvivere, strette nei loro spazi e con risorse non inesauribili.</p>



<p>#JEMIBreview</p>



<p>Dario Marrone</p>
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		<title>IL BUSINESS COME SOLUZIONE AL CAMBIAMENTO CLIMATICO</title>
		<link>https://jemib.it/il-business-come-soluzione-al-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 10:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Creare valore condiviso significa che le aziende possono essere la soluzione e gli artefici del progresso sociale aiutando a risolvere problemi globali.</p>
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<p>“Il cambiamento climatico è reale. La sfida è avvincente. E più a lungo aspettiamo, più difficile sarà risolvere il problema.”&nbsp;(John Kerry)</p>



<p>Il cambiamento climatico è una delle più pervasive trasformazioni della nostra epoca. Statistiche e analisi sul clima lanciano da tempo l’allarme su un rischio che risulta devastante per l’ambiente, per la popolazione, per la tenuta del nostro Pianeta e per l’eredità che vorremo lasciare alle nuove generazioni.&nbsp;&nbsp;Molte aziende, infatti, sono impegnate da diverso tempo nella lotta al cambiamento climatico.&nbsp;</p>



<p><em>“Ci siamo abituati a pensare che il business sia il male, che sia la causa di tutte le disparità e della distruzione del Pianeta. E invece oggi è proprio il business la soluzione a questi grossi problemi, se portato avanti con determinati principi”</em>.</p>



<p>In poche parole: se le&nbsp;<strong>imprese</strong>&nbsp;potessero stimolare il&nbsp;<strong>progresso sociale</strong>&nbsp;in ogni regione del Mondo, la&nbsp;<strong>povertà</strong>&nbsp;e l’<strong>inquinamento</strong>&nbsp;diminuirebbero mentre i profitti delle imprese continuerebbero ad aumentare. A parlare è&nbsp;<strong>Mark Kramer</strong>, co-fondatore e direttore di Fsg&nbsp;<a href="https://www.fsg.org/">Foundation Strategy Group</a>&nbsp;e uno dei più influenti esperti di valutazione strategica, impatto sociale e filantropia a livello mondiale.</p>



<p>Secondo Kramer, i principi cardine di cui il Business e il Pianeta hanno bisogno è il&nbsp;<strong>valore condiviso</strong>, cioè :&nbsp;<strong><em>“Fare soldi risolvendo problemi sociali”.</em></strong></p>



<p> Creare valore condiviso, significa che le aziende  possono essere la soluzione e gli artefici del <strong>progresso sociale </strong>aiutandoci a risolvere problemi sia locali che globali. <em>“La creazione di valore condiviso offre alle aziende l’opportunità di utilizzare le loro capacità, le loro risorse e le loro abilità gestionali per guidare il progresso sociale”</em> spiega Kramer. </p>



<p>Mettere in pratica la creazione di valore condiviso va molto oltre alla classica&nbsp;<strong>filantropia</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>responsabilità sociale d’impresa</strong>, che di fatto cercano di mitigare i problemi creati dal business. Lo shared value, insomma, non punta a condividere un valore preesistente, al contrario, cerca (e trova) vere e proprie&nbsp;<strong>opportunità</strong>&nbsp;nel risolvere i problemi della società e dell’ambiente.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La&nbsp;<strong>sostenibilità</strong>&nbsp;quindi deve essere&nbsp;<strong>saldamente integrata</strong>&nbsp;alla base degli stessi modelli di business.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché proprio le imprese?</strong></h2>



<p>Le imprese si confrontano ogni giorno con la realtà, dovendo far fronte ad esigenze sempre diverse, hanno quindi una continua necessità di problem solving dovendo trovare soluzioni pratiche e tangibili.Dobbiamo renderci conto che il&nbsp;<strong>profitto</strong>&nbsp;è il maggiore motore per l’<strong>innovazione.&nbsp;</strong>Le aziende possono investire i lori profitti nella salvaguardia del nostro pianeta e queste le rende una risorsa incredibile. che nessun altro attore sulla scena possiede.</p>



<p>Lo&nbsp;<strong>sviluppo tecnologico</strong>&nbsp;è sicuramente al cuore di questo processo. Ma da solo non basta: “È necessario rendere consapevoli le persone anche al di fuori dei ristretti circoli accademici sul concetto di valore condiviso, e in particolare investire sui più giovani”. Avere una&nbsp;<strong>strategia sostenibile</strong>, insomma, va ben oltre al lato pratico: significa parlare una lingua comune e andare in una stessa direzione, e questo presuppone un grosso cambio di mentalità.</p>



<p>Le aziende e i fondi di investimento all’avanguardia nella sostenibilità ambientale sono state premiate da&nbsp;<strong>CDP, piattaforma non-profit per la divulgazione dei dati ambientali,</strong>&nbsp;che assegna i propri riconoscimenti annuali in occasione della presentazione del suo studio European Report: Higher Ambition, Higher Expectations.</p>



<p>SecondoCDP&nbsp;<strong>76 gruppi europei, oltre metà del totale globale, sono pionieri riconosciuti nell’azione ambientale.</strong>&nbsp;Tra essi L’Oréal, Unilever, Bayer, Firmenich, Telefonica, EDF, ING Group e Carrefour. Le italiane incluse nel report sono 43, e 3 aziende entrano nella CDP A List: Brembo, Pirelli, Intesa Sanpaolo.&nbsp;</p>



<p>“Noi non dobbiamo salvare il Pianeta. Il Pianeta va avanti benissimo anche senza di noi. È di noi che stiamo parlando: in questo caso è l’essere umano che deve salvare se stesso ” – Kramer</p>



<p>#JEMIBreview</p>



<p>Dana Florea</p>
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