«CARTA O CONTANTI?»: LA SITUAZIONE DELL’ITALIA IN UNA PROSPETTIVA DI CASHLESS SOCIETY

Ammettiamolo: tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo provato quella strana sensazione di potere nello stringere in mano una bella banconota di carta. Che fossero 20, 50 o 100 Euro non era importante, piuttosto prevaleva la consapevolezza che con la mancia domenicale da 10 € della nonna potevo andarmi a comprare ciò che volevo!

Quello con i contanti, in effetti, è per molti un rapporto morboso, soprattutto in Italia dove i dati parlano chiaro: secondo l’edizione 2019 dell’osservatorio Community cashless society, supportato da protagonisti del settore dei pagamenti digitali (e non solo) come Intesa Sanpaolo, Mastercard, Nexi, Poste, Visa, Ibm, PayPal, l’Italia è in forte ritardo rispetto agli altri grandi Paesi europei nell’uso delle carte di pagamento e della moneta elettronica. “Alla velocità attuale l’Italia raggiungerà la media UE del valore dei pagamenti con carta nel 2040 (assumendo che i Paesi rivali rimangano fermi)”, si legge nel rapporto.

I numeri raccolti mostrano che l’Italia, rispetto all’edizione 2018, ha peggiorato dall’11,6% all’11,8% l’indice cash intensity, che misura la circolazione del contante rispetto al PIL di un Paese. L’Italia risulta quindi essere tra le 35 peggiori economie al mondo per dipendenza dal contante: una classifica che vede l’Albania primeggiare tra i paesi europei (26,0%), seguita poi da Ungheria (19,0%) e Grecia (17,6%).

Se poi si misura il valore dei prelievi agli sportelli Atm, il +8,1% annuo dell’Italia nel decennio 2008-2017 non è paragonabile ai ritmi delle altri grandi economie d’Europa: +2,1% la Germania, -1,3% Regno Unito, +2,3% Francia.

Ma perché sarebbe un vantaggio per l’Italia allinearsi a quelle che sono le statistiche europee in merito ai pagamenti digitali?

Prima di tutto renderebbe più difficile fare acquisti con i proventi dell’evasione fiscale senza farli transitare su un conto corrente.Ridurre i pagamenti in contanti risulta infatti essere la soluzione più efficace per contrastare l’economia sommersa. Favorire le transazioni tracciabili, inoltre, significherebbe ridurre gli spazi di manovra per riciclaggio, corruzione e criminalità. Infine la ragione più banale, ma non per questo meno importante, è la sicurezza personale: solo le denunce per furti con strappo nel 2018 in città come Napoli e Milano superano rispettivamente i 2.200 e i 2.000.

Eppure anche i grandi colossi dei pagamenti digitali pare abbiano capito che in Italia le persone preferiscano la carta moneta ad altri strumenti di pagamento elettronici. Lo dimostrano due banche digitali come N26 e HYPE, che recentemente hanno stipulato un accordo con Viacash, infrastruttura di pagamento che consente prelievi e depositi alla cassa del supermercato tramite un codice a barre.

Da uno studio dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, però, risulta che questo trend positivo per il contante non sia tipico solo nel nostro Paese. Negli Stati Uniti, per esempio, Amazon ha confermato che presto verrà permesso di pagare in contanti anche nei punti vendita Amazon Go. La decisione di Amazon è derivata da alcune lamentele che accusavano l’azienda di discriminare i cittadini senza carta di credito. Del resto, la scelta statunitense sembra dettata da alcuni principi abbastanza chiari: più sei povero, più è probabile che tu possa usare denaro contante. Alcune persone non hanno conti bancari e molti non hanno un accesso digitale affidabile e regolare. In certe situazioni, dunque, il contante rimane l’unico mezzo di pagamento.

Nel complesso, però, il momento storico che stiamo vivendo resta comunque pervaso dall’evoluzione tecnologica e digitale che sicuramente porterà nel giro di pochi decenni ad una così detta cashless society.

Non è un caso che la Hasbro abbia annunciato il lancio di un nuovo Monopoly, in cui non troveremo più montagne di banconote che testimoniano la nostra fittizia ricchezza, ma bensì durante il gioco ogni transazione avverrà elettronicamente. Voice banking (così si chiamerà il gioco) utilizza infatti un piccolo software basato su Intelligenza Artificiale in grado di riconoscere la voce dei partecipanti.

Avrà lo stesso successo del Monopoly originale? Chi lo sa! Di certo, che siano finte o vere, le banconote hanno sempre avuto il loro fascino, tanto che in molti al giorno d’oggi non pensano sia possibile che tra qualche anno il caffè giornaliero giù al bar lo si potrà pagare tramite smartphone o addirittura tramite riconoscimento facciale.

Ma sono convinto che, indipendentemente dai metodi di pagamenti del futuro, grandi difficoltà nel cambiamento di abitudini degli italiani non si presenteranno, perché, alla fine, lo dicevano anche i latini: pecunia non olet.

#JEMIBreview

Roberto Blatti