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FORMULA E: IL PALCOSCENICO DI UN FUTURO A MOBILITÀ

Manca la velocità. Manca il sound scoppiettante tipico delle supercar. Manca, soprattutto, una vettura rosso fiammante a gareggiare in pista.

Insomma, nel 2014 gli ingredienti per assistere al totale flop della prima competizione automobilistica “green” della storia c’erano tutti. Eppure…

Ma facciamo una breve premessa. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza la “ABB FIA Formula E Championship” (più comunemente nota come Formula E) è un campionato per veicoli monoposto spinti da motori elettrici, che implicano quindi zero emissioni. Nasce nel 2014 da un’idea di Alejandro Agag, imprenditore ed ex politico spagnolo, nel totale dissenso di molti, tra cui Bernie Ecclestone e Flavio Briatore (due che, forse, di gare automobilistiche un pochino se ne intendono). Trascorre i primi due anni in ombra, senza risalto mediatico e anche con incassi inferiori alle aspettative. Però si sa, chi ha pazienza alla fine ha (quasi sempre) ragione, e passato un breve periodo di transizione la competizione comincia ad assumere credibilità agli occhi dell’opinione pubblica.

Oggi la Formula E non è di certo ancora equiparabile alla sua principale rivale, la Formula Uno (per intenderci un team in FE spende in media 15 mln di Euro l’anno, i top team di F1 invece anche 400 mln…), ma sicuramente lo scenario è ben diverso rispetto a 4 anni fa:

  • è sponsorizzata da brand di fama mondiale (DHL, Heineken, Hugo Boss, Bosch per citarne alcuni);
  • vanta negli ultimi anni l’entrata nella competizione di case automobilistiche storiche (Jaguar nel 2017, BMW nel 2018 e a partire dalla prossima stagione anche Mercedes e Porsche);
  • ha ceduto i propri diritti televisivi alle più importanti emittenti nazionali (in Italia Mediaset).

Mi sono dunque chiesto quale siano stati i punti chiave del recente e dilagante brand awareness della Formula E a livello globale e cosa abbia spinto i vari sponsor ad investire in quella che molti definivano in maniera irrisoria la “proiezione ecologica della Formula Uno”.

Innanzitutto si doveva rimediare alla carenza di adrenalina sportiva. Già, perché una velocità massima di 230 km/h (poco rispetto ad altre competizioni automobilistiche) e un rumore emesso che ricorda vagamente quello della mia prima Hot Wheels telecomandata, non garantivano di certo un punto a favore per l’appeal del campionato.

Quindi si è deciso di far correre le autovetture su circuiti cittadini dove oltre alla cornice suggestiva di città come Parigi, Marrakech o Roma, i rettilinei sono pochi, gli spalti molto vicini all’asfalto e la sensazione percepita dal pubblico non è di certo quella di auto “lente”.

Altro punto fondamentale, la Formula E costa poco. O meglio, non costa poco ma rispetto a Formula Uno, WRC o MotoGP il budget necessario ai team per poter partecipare è assai inferiore. Mettiamola così: si dice che la NASA abbia speso milioni di dollari per sviluppare una penna che potesse scrivere sulla luna contrastando la poca forza di gravità, mentre i più svegli colleghi russi diedero ai propri astronauti delle matite risolvendo il problema. Ecco, la matita è la formula E. Con un esborso relativamente basso sponsor e marchi automobilistici riescono comunque a garantirsi introiti importanti e ad affermare il proprio brand a livello mondiale.

Ultimo aspetto, e forse anche il più importante, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica. Tra i box della Formula E si sperimenta e si intravede quello che vedremo sulle nostre auto nel giro di pochi anni. La Formula E è la punta dell’iceberg della futura mobilità elettrica; da qui al 2030 si stima che la maggior parte dei veicoli in circolazione saranno elettrici o ibridi.

Questa competizione rappresenta per i grandi marchi una palestra per presentare e promuovere nuove soluzioni tecniche di propulsori. La presenza e l’annuncio dell’arrivo di case come Nissan, Jaguar, Audi, Mercedes e Porsche dimostra l’accresciuta importanza della Formula E, la cui ricaduta sulla tecnologia delle auto elettriche che vedremo sulle strade è e sarà notevole. Basti pensare agli enormi progressi delle batterie utilizzate: in soli 4 anni gli ingegneri di Enel (fornitore ufficiale) sono riusciti a raddoppiare l’energia contenuta dalle batterie. Un cambiamento storico che non riguarda solo lo sport ma tutta l’industria. È la conferma di quanto sia veloce il progresso.

Inoltre un altro obiettivo della Formula E è quello di sensibilizzare tutti gli spettatori alla causa della sostenibilità ambientale. Far capire che le auto elettriche (e anche quelle ibride) garantiscono comunque prestazioni efficienti e hanno ugualmente un design moderno, sportivo, affascinante.

Riuscirà quindi una manifestazione sportiva come questa ad influenzare l’andamento di un mercato ancora pionieristico e poco radicato come quello delle auto elettriche ed ibride?

Difficile dare una risposta certa. I dati degli ultimi anni però ci forniscono un suggerimento che conduce in una precisa direzione: il mercato delle auto ibride ed elettriche è in costante espansione in Europa.

Non facciamoci però fuorviare da questi dati. Le quote di mercato relative a veicoli sostenibili restano comunque molto basse. In particolar modo in Italia, dove le auto elettriche nonostante un incremento elevato nel 2018 corrispondono ad una quota dello 0,3%.

E’ dunque facilmente intuibile che nel giro di 20 anni probabilmente la maggior parte di noi avrà un’auto che si ricaricherà attaccata alla presa del proprio garage. Non sappiamo però come queste auto verranno presentate alla massa, quali nuove tecnologie ci assisteranno e se ci ritroveremo a fare l’autostop causa morte prematura della batteria del veicolo.

Insomma ancora molti sono gli interrogativi che ci poniamo riguardo il futuro della nostra mobilità a quattro ruote. Sicuramente però quello che nei prossimi anni vedremo sulle piste di Formula E, almeno concettualmente, sarà un rapido sguardo al futuro delle nostre auto.

#JEMIBreview

Roberto Blatti

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