I SOCIAL MEDIA SONO COMPLICI DEI DISTURBI ALIMENTARI?

Oggi è Giornata internazionale dedicata ai disturbi alimentari e come combatterli

Ma i social media sono davvero responsabili del crescente numero di disturbi alimentari?

Chi soffre di disturbi Alimentari in Italia compone circa il 5% della popolazione nella fascia tra 15 e 19 ,a seguito della pandemia, le persone affette da DCA sono passate da 163mila a 250mila, il che è già di per sé un problema, ma questo aumento sul lungo periodo si tradurrà in un peso non indifferente sulla sanità italiana con problemi cardiovascolari in costante aumento nella popolazione; l’Italia rimane tra i primi posti nella classifica Europea per obesità infantile, a meno che non si faccia qualcosa.

Ma In realtà qualcosa si sta facendo e le piattaforme si stanno adoperando per mettere una toppa a questo problema, diversi studi hanno dimostrato come i Social Media possono causare in un numero non indifferente di persone un senso di solitudine stress e ansia sociale, nondimeno disturbi alimentari, a Instagram  e Tik Tok  tutto ciò non è passato inosservato, e hanno adottato strategie per contrastare questo fenomeno.

Tok Tok

Fornisce assistenza e supporto a chi ne sente il bisogno, un numero di telefono di Associazioni e Onlus come Never give up e disturbi alimentari online, per ricevere consigli da un esperto

Tik tok ha dedicato una pagina interamente ai disturbi alimentari.

Instagram

Ha ingrandito il suo team di esperti per l’assistenza in collaborazione con NEDA(National Eating Disorder Association), Reels su tema durante la settimana della consapevolezza dei disturbi alimentari  e ha illuminato di Blu e Verde l’Empire State Building per sensibilizzare sul tema

Entrambi i social hanno proibito di visitare alcuni hashtag come #proana e #edrecovery, per poi passare a un altro tipo di strategia: quella di fornire informazioni utili sui disturbi alimentari non appena vengono visitati questi hashtag.

Funziona veramente?

Da come sottolineato a inizio articolo, sembra proprio di no, la strategia di “Bannare” alcuni hashtag non elimina il problema anzi crea nicchie di persone isolate e vulnerabili, senza poi contare che il ban è facilmente aggirabile, e colpisce gli hashtag e non i singoli post dato che l’algoritmo difficilmente può distinguere nei contenuti le intenzioni di un’azione che magari sono orientate verso una sensibilizzazione e non sono definibili come comportamento insano. È come mettere un cerotto su una ferita davvero profonda.

Possibili soluzioni

Le Soluzioni possibili sono, oltre che sensibilizzare gli utenti sul tema, che risulta un compromesso tra quello che le piattaforme possono e devono fare, é quello di fare ciascuno la propria parte cercando di non ritoccare troppo i contenuti che si pubblicano in modo da non creare un’immagine fittizia e innaturale di sè; quello che appare agli occhi degli utenti e che in generale tutti abbiano corpi perfetti e sempre impeccabili, ma la realtà è ben diversa.

#JEMIBReview

Luis Di Campo