IL VADEMECUM DELLO STORYTELLER

Ogni mattina, nel mondo, un marketer si sveglia e sa che dovrà lottare contro altre migliaia di suoi pari per ottenere un po’ di attenzione da parte del cliente. Quello che non tutti i marketers sanno, però, è che quella che combattono non è semplicemente una battaglia per far sì che il consumatore possa riconoscere il loro brand tra gli scaffali, piuttosto che compiere una determinata azione nella loro homepage. 

Non tutti i professionisti della comunicazione, in realtà, sono consapevoli di star lottando per inserirsi nella sfera delle conversazioni collettive di cui una persona è parte. Se tutti fossero consapevoli di essere in realtà importanti attori di infinite Story Wars, saprebbero che l’unico modo per ottenere l’attenzione del consumatore sarebbe quella di comunicargli qualcosa di interessante per lui. Saprebbero che, per vincere la loro sfida quotidiana, dovrebbero puntare sempre ad instaurare un DIALOGO col pubblico, anziché cercare di bombardarlo di informazioni e contenuti. 

Insomma, saprebbero che un messaggio inserito all’interno di una narrazione è il modo migliore per vincere l’attenzione del consumatore.

Ebbene, non disperate. Che voi facciate parte di quel gruppo che ancora non sa come costruire efficacemente una narrazione o che voi siate già brillanti story-architect, ecco a voi un vademecum delle regole più importanti da rispettare quando si vuole fare storytelling:

  1. Innanzitutto, fare Storytelling non significa raccontare storie. L’italiano mal si presta ad una traduzione letterale di questo anglicismo, diciamo che la locuzione “comunicare attraverso i racconti” è ciò che più gli si avvicina, secondo Paolo Iabichino, uno dei massimi esperti nel panorama del marketing italiano e non solo. Fare storytelling è un’arte, implica un fino lavoro di architettura e strategia – decisamente, non significa solo “raccontare storie”.
  2. The reader is KING! Nessuno vuole parlare coi muri: conosci il tuo lettore, cosa gli sta a cuore, in quale momento di vita si trova adesso e proponigli contenuti rilevanti per la sua persona. Solo così otterrai un audience per le tue narrazioni. Non ci sono scorciatoie.
  3. Un approccio H2H – Human To Human. I tempi del target, del bersaglio da colpire per fare attecchire un messaggio sono lontani, ve ne siete accorti? Il nostro lettore è una persona, proprio come noi. Siamo tutti animali narrativi che condividono destini e che cercano di instaurare una comunicazione, nonostante la cacofonia informativa generale. Sì, avete letto bene: sia il pubblico che l’autore dialogano, secondo una logica orizzontale, e non verticale, inseriti in un flusso bidirezionale aperto allo scambio, e non più del tipo top-down.
  4. Emozione. Fa il paio con l’approccio H2H. Per far sì che al pubblico resti qualcosa della nostra storia, l’imperativo è uno e uno soltanto: emozionare! Fate spazio al pathos e ad un tono di voce colorato. Così renderete ancora più credibile la vostra storia. Creerete immedesimazione. E condivisone. In ultima istanza, ROI (forse dopo aver parlato di emozioni non è il massimo, ma alla fine la bontà del vostro storytelling sarà misurata anche da KPI economiche).
  5. Autenticità. É essenziale affinché il lettore provi fiducia nei vostri confronti e si lasci, lentamente, cullare dal narratore per poi perdersi nel racconto. Non lesinate i dettagli – ma evitate quelli superflui, l’attenzione di cui godete è comunque contingentata – e non abbiate paura di creare un immaginario ricco. Sarà proprio questa abbondanza di descrizioni a rendere il racconto verosimile, credibile, autentico.  
  6. L’eroe sconfigge il drago e salva la principessa. Ma anche quando non avete a che fare con mostri e giovani eredi al trono, affidatevi sempre, per la vostra core story, allo schema narrativo canonico. La situazione di equilibrio iniziale dell’eroe viene alterata dall’antagonista. L’eroe, dopo mille peripezie, si adopera per ristabilire l’equilibrio iniziale, sovente con l’appoggio di un aiutante. Uno schema dall’eco ancestrale, visto e rivisto, ma che proprio per questo permette al lettore di orientarsi meglio nella vostra narrazione.
  7. Trovate un destino da compiere. Riprendendo quanto scrive Andrea Fontana, “raccontare significa creare rappresentazioni del reale che diventano il reale” (Storytelling d’Impresa, guida definitiva). Storytellers, avete un compito importante: dovete dare senso alla realtà. E non potrebbe essere altrimenti: da grandi poteri derivano grandi responsabilità, come recita un antico proverbio cinese – o forse no, era l’Uomo Ragno?

Ad ogni modo, tocca a voi: impugnate la penna e trovate un destino che valga la pena di essere vissuto!

Fate vostri questi preziosi consigli e portate sempre con voi il VADEMECUM dello storyteller:

#JEMIBreview

Joelle Gyppaz