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USA, SE VINCESSE TRUMP LE BORSE MONDIALI PROTREBBERO CROLLARE

Gli Stati Uniti sono indubbiamente il paese dove la parola “Spettacolo” è spinta sino al suo significato più estremo; l’intrattenimento è variegato e ricco di curiose sfaccettature. Non è un caso che il paese a stelle e strisce sia la patria del cinema mondiale (Hollywood), abbia tantissimi teatri di grande interesse e produca annualmente un evento sportivo importante (sempre più dal punto di vista economico) come il Super Bowl. Sia chiaro, la bravura degli Americani nel rendere tutto molto bello, coinvolgente, grande e spettacolare è indubbia ed infatti sono loro i maestri dello showbiz. Talvolta vi è però il rischio di scivolare e cadere nell’esagerazione; un’esagerazione che raggiunge il suo apice nel corso delle campagne elettorali in vista delle elezioni presidenziali. Il 2016 è infatti l’anno che, dopo due mandati Obama, vedrà la nomina di un nuovo Presidente degli Stati Uniti D’America: la scelta che gli Americani sono chiamati a compiere è tra la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. Due personaggi agli antipodi, sia dal punto di vista personale che dal punto di vista del credo politico.

Ma perché parlare di esagerazione? I Media Americani hanno trasformato la campagna che precede le elezioni in uno show continuo, il quale ha spesso come protagonista principale il cattivo gusto; scandali, frasi infelici, opinioni discutibili… Tutto è utilizzabile dai protagonisti per infiammare la contesa; una contesa che a lungo andare sta abbandonando sempre più la sua connotazione politica per dar spazio ad elementi che con essa c’entrano ben poco.

La politica è una cosa seria e non può essere prevaricata da gossip o scandali; tuttavia, le ingerenze esterne sono quotidiane nella corsa alla Casa Bianca. Perciò è importante e interessante analizzare nel dettaglio i risvolti economico-finanziari che potrebbero scaturire dalla vittoria dell’uno o dell’altro candidato. Inoltre, nello scontro Trump – Clinton peserà di più il voto degli americani o quello dei mercati?

Hillary Clinton, la paladina dei mercati

Può sembrare paradossale ma Hillary Clinton, già segretaria di stato sotto il governo Obama e moglie del chiacchierato ex Presidente Americano Bill Clinton, è la rappresentante preferita dai Mercati Americani.

Ma perché parliamo di paradosso? Chi segue le vicende Statunitensi saprà molto bene che è molto difficile, se non impossibile, che Wall-Street spalleggi un candidato Democratico piuttosto che uno Repubblicano. Eppure, nella corsa alla Casa Bianca più incerta degli ultimi anni, è successo anche questo. I Mercati, dopo lo scandalo “Emailgate” che ha colpito la Clinton, hanno avuto un forte ribasso, a riprova della correlazione che vi è fra questi ultimi e la candidata Democratica. Il paradosso risulta ancora più forte se consideriamo alcuni punti del piano elettorale della signora Clinton; un piano che molti hanno definito come “anti-business”. Esso prevede:

  • aumento delle tasse;
  • regole più stringenti, soprattutto in tema ambientale;
  • regimi fiscali più rigidi, che penalizzerebbero particolarmente gli operatori finanziari (Goldman Sachs e JP Morgan);
  • aumento dei prezzi dei farmaci e quindi rischi di pressione anche per i settori farmaceutico biotech.

D’altro canto ci sarebbero invece vantaggi per i settori dell’energia “green” (le energie rinnovabili), che sfrutterebbero positivamente la promessa Clintoniana di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

Leggendo questa lista di punti previsti dal piano dell’ex segretaria di stato sarete ancora più confusi sulla correlazione Hillary-Mercati.

Come si può sostenere una candidata che vuole penalizzare le grandi imprese e gli operatori finanziari? La risposta è semplice: perché, secondo Wall-Street, qualsiasi candidato è meglio di Donald Trump (in seguito ne capiremo meglio le motivazioni).

Hillary Clinton rappresenta dunque una soluzione di integrità e continuità per i Mercati, i quali vogliono assolutamente evitare stravolgimenti rispetto alla situazione attuale, propendendo decisamente per un “mantenimento dello status quo”, come ripetuto più volte da molti analisti oltreoceano.

 L’imprevedibile Trump

Se un’eventuale vittoria del repubblicano viene epitetata come “la vittoria del Cigno Nero” un motivo ci dovrà pur essere. Trump è infatti considerato un uomo molto imprevedibile ed è proprio questa sua caratteristica a spaventare i Mercati a medio-lungo termine.

Nel corso dei mesi addietro, dato che le previsioni suggerivano una scontata vittoria della Clinton, il Mercato aveva già predisposto delle misure di reazione nel caso in cui ciò sarebbe poi effettivamente accaduto; quindi, una vittoria di Hillary non porterebbe a grosse reazioni finanziarie: verrebbe “mantenuto lo status quo”.

Nel caso contrario invece, una vittoria del Repubblicano porterebbe ad un crollo del Mercato azionario con massicce vendite di titoli; una reazione che potrebbe superare per intensità anche quella dello scorso Giugno della Brexit, che vide un crollo del 5,3% dello S&P 500 in due giorni e provocò danni ancora maggiori in Europa. I fondi che “tremeranno” in caso di vittoria di Trump saranno quelli speculativi (Hedge Funds) e quelli di Private Equity, che Trump accusa di essere al centro di “complotti di potere”.

Ma le proposte del magnate che più spaventano i Mercati sono altre. Donald ha infatti più volte dichiarato il suo astio nei confronti delle organizzazioni sovrannazionali, ridicolizzate in sede di campagna elettorale, e dei trattati commerciali che sono stati stipulati dagli Stati Uniti dal Dopoguerra sino ad oggi. Il Repubblicano vuole un’America industriale e chiusa; un’America pronta a stracciare molti accordi commerciali stipulati, come il NAFTA (North-America Free Trade Association), oppure un recente accordo stipulato con gli stati Americani ed Asiatici dell’Oceano Pacifico. Trump ha puntato il dito in modo particolare contro il Messico, promettendo l’inasprimento delle politiche di immigrazione, e contro la Cina, definita come uno stato “manipolatore del valore della moneta”. Un altro settore verso il quale Trump si è scagliato è quello bancario, promettendo di rinegoziare il debito Americano, fattore che metterebbe in subbuglio tutti i Mercati dei debiti internazionali.

Reagirebbero invece positivamente nel caso di elezione del Repubblicano, i Mercati farmaceutici, che non andrebbero incontro alla politica di pressione Clintoniana, ma anche il settore degli armamenti e delle industrie pubbliche, le quali verrebbero coinvolte nella lunga serie di lavori di ristrutturazione delle infrastrutture che Trump ha in mente di attuare.

Non ci resta che attendere la mattina del 9 Novembre per sapere chi la spunterà fra Hillary Clinton e Donald Trump, con i sondaggi che danno il secondo in continua rimonta sulla ex First Lady.

Una votazione che, come da tradizione Americana, sarà accompagnata da continue dirette televisive in ogni parte del mondo, aspettando i tanto attesi Exit Poll che ci daranno il verdetto finale dal quale non si potrà più tornare indietro.

“Ai posteri l’ardua sentenza”…

Luca Cantale

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