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IL RECRUITMENT: COSA SI NASCONDE DIETRO LE QUINTE DI UN COLLOQUIO?

Scovare il profilo ideale tra diverse candidature è una delle fasi più difficili e laboriose per un’azienda. Scopriamo insieme come viene svolta questa attività all’interno di JEMIB e quali sono i segreti che si nascondono dietro le quinte di un colloquio di recruitment.

Che cosa vuol dire recruiting e chi se ne occupa?

Il termine recruiting non ha una vera e propria traduzione in italiano, ma viene comunemente utilizzato per descrivere il processo di ricerca e selezione del personale. Si tratta di un’operazione che si svolge su due livelli: è interno nel momento in cui si cercano di collocare le risorse già presenti nei diversi dipartimenti, in modo da valorizzarne le competenze, oppure è esterno quando si ricercano dei profili adatti per essere assunti e collaborare al meglio con il resto del personale. 

Questo è un lavoro laborioso e dispendioso, il recruiter può sottoporre il candidat* a numerosi controlli e prove per capire se il suo profilo è adatto al target aziendale. Questa attività è affidata al dipartimento delle risorse umane che si occupa in primo luogo di capire le esigenze di tutte le aree, e di capire le soft e hard skills di cui devono disporre i candidati. 

Molti di voi ci hanno chiesto come funziona il recruitment all’interno di JEMIB, e per spiegarlo nel modo più accurato e preciso possibile abbiamo deciso di intervistare Marco Plebani, Project Manager dello spring recruitment del 2022 che ci spiegherà il dietro le quinte di questa fase tanto fondamentale per l’associazione quanto complessa. 

Cosa si nasconde dietro le quinte del recruitment di JEMIB?

Dietro le quinte del recruitment si nasconde un processo molto lungo e articolato: all’inizio è necessario capire i bisogni delle diverse aree che compongono JEMIB, i profili ideali dei candidat* e quante risorse sono necessarie. Dopo questa prima analisi viene messa in atto una vera e propria strategia di marketing per farci conoscere all’interno dell’ambiente universitario: oltre che gli interventi nelle aule, il volantinaggio ed i gadget, quest’anno abbiamo avuto anche l’opportunità di organizzare il nostro primo open day!

Il recruitment può essere modificato o è un processo prestabilito? 

Il recruitment di JEMIB è suddiviso in quattro fasi principali: lo screening dei CV, il colloquio motivazionale, il colloquio tecnico ed infine il periodo di prova, che dura all’incirca un mese. In generale si tratta di un processo prestabilito, al quale è comunque possibile apportare delle modifiche, che negli anni è molto cambiato per via  dello sviluppo di alcune tematiche e dell’ambiente lavorativo. Il recruitment che viene svolto ai giorni d’oggi è frutto di un lungo processo di evoluzione,dove sono stati corretti gli “errori” che si commettevano in passato, ed essendo ormai così articolato e standardizzato è difficile da manipolare. 

Per quanto riguarda JEMIB, all’interno delle varie fasi di selezione, è comunque possibile fare delle modifiche alla propria candidatura: magari se un candidat* ha deciso di fare un application per un’area che non gli appartiene veramente, gli è consentito cambiare il suo percorso in itinere, oppure i diversi membri dell’area HR individuano delle nuove modalità per selezionare i candidat* perfetti, rispetto a quelle che già esistono. 

Quali sono i campanelli d’allarme che si accendono ad un HR durante un colloquio?

Principalmente le red flags che gli HR riscontrano nella fase di selezione sono di diverso tipo. Un esempio potrebbe essere il fatto che il candidat* fornisce delle informazioni che sono discordanti con quello che ha invece inserito nel suo CV: ricordate sempre che il vostro CV viene analizzato prima di un colloquio quindi rimanete fedeli a quello che avete scritto lì! Un altro errore che si può commettere è quello di cadere nel socialmente desiderabile, ovvero fornire risposte non veritiere solo perchè si pensa di fare bella figura con i recruiter. Il mio consiglio è quello di essere il più possibile sinceri e trasparenti durante tutte le fasi del colloquio, non è questione di vendersi bene per fare una bella figura, ma bisogna cercare di raccontarsi.

Quali sono le domande che non si possono fare ad un colloquio?

Con il passare degli anni e le nuove leggi sulla tutela dei dati e delle informazioni personali, ci sono alcune domande che è proibito fare ad un colloquio. Prima di tutto è vietato chiedere se la person* in questione ha in mente in un futuro di diventare genitore e di creare una famiglia, o addirittura se nel momento del colloquio si trova in stato di gravidanza. In secondo luogo è vietato fare domande che riguardano i dati sensibili come ad esempio il partito politico per cui si simpatizza oppure il proprio orientamento sessuale: domande di questo tipo potrebbero influenzare il recruiter ed il colloquio non risulterebbe imparziale, come deve invece essere, e soprattutto non rispetta le leggi della privacy e della riservatezza dei dati.

Qual è il momento che hai preferito tra quelli vissuti fino ad ora? 

Uno dei momenti che ho apprezzato di più fino ad ora è stato l’open day in quanto è stato davvero interessante per me poter stare a contatto con i candidat*, rispondere alle loro domande, conoscerli di persona e non solo dietro ad uno schermo o un CV. Il periodo che apprezzerò maggiormente sarà il periodo di prova dei nostri candidat* in prova, potrò avere un diretto contatto con loro, e guidarli meglio all’interno del percorso di JEMIB ed insegnare loro quello che hanno insegnato a me i miei compagni quando ho deciso di entrare a far parte dell’associazione. 

Hai trovato questo lavoro difficile? Perchè?   

Sinceramente non ho trovato questo lavoro difficile, perché è quello che vorrei fare nella vita e mi è piaciuto molto potermi cimentare in questa attività. Lo ho però trovato abbastanza laborioso perchè essere il Project Manager del recruitment è un incarico che richiede molto tempo e moltissime energie, tanto che si è sollevati da tutti i compiti all’interno dell’area. La cosa più bella e importante secondo me è che non mi sono mai detto “quello che sto facendo non mi piace”, non ho mai avuto problemi a fare le riunioni a mezzanotte, o a fare più call durante la giornata, perchè è un lavoro che trovo stimolante e soprattutto è un’occasione che non mi ricapiterà mai, che solo grazie a JEMIB ho potuto sperimentare.

Gli HR fanno solo selezione del personale?

Anche se si tratta del ramo che preferisco, gli HR non si occupano assolutamente solo di questo! Si occupano anche di progettare piani di welfare, analisi dei dati che vengono raccolti tra i vari membri di un’azienda e organizzano progetti di formazione e team building per tutto il team. All’interno di JEMIB il recruitment è il progetto che contraddistingue maggiormente l’area HR perchè è quella che si occupa dell’intero processo di selezione, ma siamo forti anche in tantissimi altri ambiti!
Concludiamo questa intervista ringraziando di cuore Marco per averci spiegato i tratti più salienti della fase del recruitment, e invitando tutte le persone che in futuro vogliono candidarsi per entrare a far parte del nostro team a seguire questi tips utili per lasciare a bocca aperta i recruiter!

Aurora Pintarelli

#JEMIBreview

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