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	<title>Giornata mondiale Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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	<title>Giornata mondiale Archivi - JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</title>
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	<item>
		<title>AGENDA 2030: OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE</title>
		<link>https://jemib.it/17-sdg-sviluppo-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 11:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile guida gli Stati membri dell’ONU ad ottenere crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente. Perché interessa anche a noi comuni mortali?</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/17-sdg-sviluppo-globale/">AGENDA 2030: OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sarà capitato ad ognuno di noi almeno una volta in ambito universitario o professionale di sentir parlare di <strong>Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile</strong>, magari osservando come un certo corso di studi oppure un progetto in azienda contribuisca al raggiungimento di uno di questi traguardi. Da dove vengono questi ambiziosi obiettivi?</p>



<p>Sono raccolti in <strong>Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile</strong>, ovvero una <strong>dichiarazione di impegno</strong> nei confronti di tutti gli abitanti del pianeta sottoscritta nel 2015 dai 193 Paesi membri dell’ONU. <br>Si tratta di un <strong>elenco di 17 Obiettivi</strong> per lo Sviluppo Sostenibile &#8211; Sustainable Development Goals, SDGs &#8211; declinati in ben 169 sotto-obiettivi, passi più misurabili e concreti per raggiungere il corrispondente sensazionale traguardo.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920-1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-8728" srcset="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920-1024x678.jpg 1024w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920-300x199.jpg 300w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920-768x509.jpg 768w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920-1536x1018.jpg 1536w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/sustainable-development-gcb685e1fa_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Seguire il percorso tracciato dai 17 obiettivi e sotto-obiettivi dovrebbe guidare tutti gli Stati firmatari verso uno sviluppo sostenibile. <br>Con <strong>sviluppo sostenibile </strong>si intende lo sviluppo che <em>“soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”</em> (<a href="https://unric.org/it/agenda-2030/">Centro Regionale di informazione delle nazioni unite</a>). Lo sviluppo sostenibile così inteso consiste in un’evoluzione parallela di tre dimensioni: la <strong>crescita economica</strong>, l’<strong>inclusione sociale</strong> e la <strong>tutela dell’ambiente</strong>. Economia, società e ambiente sono i tre pilastri fondamentali che le azioni di tutti gli stati del mondo dovrebbero rispettare e tutelare. <br>Come ogni obiettivo, anche Agenda 2030 ha una <strong>deadline</strong>: i Paesi, infatti, si sono impegnati a avvicinarsi ad ogni traguardo entro il <strong>2030</strong>.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">I 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile</h2>



<p>I 17 Obiettivi riguardano le <strong>problematiche più rilevanti</strong> per la popolazione mondiale e spaziano tra obiettivi per sconfiggere la povertà, la fame, assicurare istruzione e servizi sanitari di qualità, oltre alla parità di genere, combattere il cambiamento climatico e ridurre le disuguaglianze.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/SDG_Poster_nonUN-IT-1024x663.jpg" alt="" class="wp-image-8726" width="840" height="543" srcset="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/SDG_Poster_nonUN-IT-1024x663.jpg 1024w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/SDG_Poster_nonUN-IT-300x194.jpg 300w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/SDG_Poster_nonUN-IT-768x497.jpg 768w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/SDG_Poster_nonUN-IT.jpg 1224w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Tutti gli obiettivi sono declinati in <strong>azioni misurabili e attuabili</strong>. Sono spiegati chiaramente in molte fonti di informazione pubblica, come il sito italiano dell’<a href="https://www.agenziacoesione.gov.it/comunicazione/agenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile/">Agenzia per la Coesione Territoriale</a>.</p>



<p><strong>Ottobre </strong>è il mese dedicato al secondo Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile: <strong>Sconfiggere la fame</strong>. <br>Questo scopo che sembra irrealizzabile, è declinato in <a href="https://www.agenziacoesione.gov.it/wp-content/uploads/2020/04/agenda-2030-card-17-goals.pdf">vari sotto-obiettivi</a>, come ad esempio:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Assicurare a tutte le persone, in particolare i poveri e le persone in situazioni vulnerabili, tra cui i bambini, l&#8217;<strong>accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente</strong> per tutto l&#8217;anno.</li><li>Eliminare le forme di malnutrizione.</li><li><strong>Raddoppiare la produttività agricola </strong>e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala.</li><li>Garantire <strong>sistemi di produzione alimentare sostenibili </strong>e applicare pratiche agricole <strong>resilienti</strong> che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a conservare gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, alle condizioni meteorologiche estreme, alla siccità, alle inondazioni e agli altri disastri, e che migliorino progressivamente il terreno e la qualità del suolo.</li><li>Aumentare gli <strong>investimenti</strong>, anche attraverso una cooperazione internazionale rafforzata, in <strong>infrastrutture rurali, servizi di ricerca e di divulgazione agricola</strong>, nello sviluppo tecnologico e nelle banche genetiche di piante e bestiame, al fine di migliorare la capacità produttiva agricola nei paesi in via di sviluppo, in particolare nei paesi meno sviluppati.</li></ul>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possiamo fare noi?</h2>



<p>Anche <strong>i comuni cittadini hanno un ruolo</strong> nel raggiungimento di questi obiettivi. Il primo passo potrebbe essere diventare <strong>consapevoli del peso delle nostre scelte di consumo</strong>: privilegiando aziende che rispettano le persone e il pianeta, magari dichiarando di perseguire uno di questi obiettivi ambiziosi, possiamo sostenere le realtà che si mettono in gioco per combattere il cambiamento climatico e le diseguaglianze. Coinvolgere i nostri amici e conoscenti è un’ottima strategia per non sentirci soli e percepire di star facendo la differenza! <br>Un’altra modalità è contribuire ad orientare la <strong>strategia della propria impresa</strong> in direzione di qualcuno degli obiettivi proposti da Agenda 2030. Calibrare l’impatto sociale e ambientale delle attività di impresa contribuisce alla valutazione della Responsabilità Sociale d’Impresa. </p>



<figure class="wp-block-image alignright size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/10/Lazy-Guide-Triptych-271x300-2.png" alt="" class="wp-image-8727" width="191" height="211"/></figure>



<p>Per poter diffondere consigli più concreti ONU ha creato <a href="https://www.un.org/sustainabledevelopment/takeaction/"><strong>La guida per persone pigre che vogliono salvare il mondo</strong>.</a> Si tratta di un sito che propone consigli molto concreti su come contribuire ad uno sviluppo sostenibile con diversi livelli di impegno, a partire da Sofa Superstar.</p>



<p>Agenda 2030 è una preziosa iniziativa che può guidare l’intero pianeta verso un futuro di maggiori opportunità per tutti gli abitanti del pianeta, ma siamo davvero sicuri che gli obiettivi verranno raggiunti. Si tratta di traguardi molto complessi e probabilmente non saranno raggiunti entro il 2030. Ciò che conta è un impegno concreto e tangibile da parte di tutte le nazioni verso un obiettivo comune, ben rappresentato dal concetto di sviluppo sostenibile. <br>Per seguire gli sviluppi di Agenda 2030, consigliamo di visionare i report annuali delle <a href="https://unstats.un.org/sdgs/report/2022/">Nazioni Unite</a>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><em>#JEMIBreview</em></p>



<p><em>Giulia Furlan</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/17-sdg-sviluppo-globale/">AGENDA 2030: OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>LA PARITÀ SALARIALE È ANCORA LONTANA</title>
		<link>https://jemib.it/parita-salariale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 15:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[BLOG]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[parità]]></category>
		<category><![CDATA[retribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[salario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parità salariale tra uomo e donna è un obiettivo non ancora raggiunto nella società moderna. Facciamo luce sull'argomento analizzando alcuni dati a livello europeo e mondiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/parita-salariale/">LA PARITÀ SALARIALE È ANCORA LONTANA</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Al ritmo attuale, ci vorranno più di 250 anni perché donne e uomini ricevano la stessa retribuzione: la maggior parte dei paesi del mondo non ha ancora raggiunto la parità. Eppure 25 anni fa, alla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino, i Paesi partecipanti si impegnarono a garantire “pari retribuzione per uguale lavoro”.&nbsp;Secondo un rapporto del World Economic Forum pubblicato nel 2019, al ritmo attuale la parità di retribuzione tra donne e uomini non sarà raggiunta fino al 2277.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Qualche dato statistico:</h2>



<p>A livello globale, una donna guadagna 77 centesimi per ogni dollaro che guadagna un uomo.&nbsp;Nell&#8217;Unione Europea una donna riceve 84 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Divari significativi nel settore privato</h2>



<p>In Francia, secondo i dati&nbsp;<a href="https://www.insee.fr/fr/statistiques/4514861" target="_blank" rel="noreferrer noopener">INSEE</a>, le donne impiegate nel settore privato guadagnano in media il 16,8% in meno rispetto agli uomini a parità di volume di lavoro.&nbsp;A questo divario salariale si aggiungono le disuguaglianze nel volume di lavoro, con le donne che lavorano più spesso a tempo parziale.&nbsp;Questi divari salariali tra i sessi sono diminuiti in Francia di un quarto negli ultimi vent&#8217;anni.&nbsp;Anche i divari del carico di lavoro si stanno riducendo, ma meno rapidamente.</p>



<p>In Belgio nel 2018, secondo&nbsp;<a href="https://statbel.fgov.be/fr/themes/emploi-formation/salaires-et-cout-de-la-main-doeuvre/ecart-salarial" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Statbel</a>, l&#8217;ufficio statistico belga, le donne guadagnavano in media una retribuzione oraria del 6% inferiore a quella degli uomini, cifra in diminuzione dal 2010. In Lussemburgo questa percentuale scende al 4,6%.&nbsp;Tuttavia, se si tiene conto delle retribuzioni annue e della disuguale distribuzione dell&#8217;orario di lavoro tra donne e uomini, il divario raggiunge il 23,7% secondo l&#8217;ultimo rapporto&nbsp;<a href="https://igvm-iefh.belgium.be/fr/publications/lecart_salarial_entre_les_femmes_et_les_hommes_en_belgique_rapport_2019" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell&#8217;Istituto per la parità tra donne e uomini</a>.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Situazione in Unione Europea</h2>



<p>In Italia la situazione è migliore di quanto si pensi, assieme a Lussemburgo e Romania: la differenza salariale è al di sotto del 5%. La situazione cambia invece per uno degli stati più importanti dell’unione europea: in Germania questa differenza può arrivare fino al 19% (Fonte Eurostat). A questo dato si uniscono anche Austria, Lituania ed Estonia. Un <a href="https://ec.europa.eu/info/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en">Gender-Pay-Gap</a> meno marcato non significa però che le differenze nel mercato del lavoro tra uomo e donna siano a loro volta meno marcate. Per approfondire l&#8217;argomento riguardo le metodologie per calcolare le disuguaglianze ci sono appositi <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/3888793/13484385/KS-TC-21-004-EN-N.pdf/69965821-22ed-7c56-c859-cd7b10e011c5?t=1633341826751">documenti</a> (Fonte Eurostat).</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="476" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico1.png" alt="" class="wp-image-7811" srcset="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico1.png 800w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico1-300x179.png 300w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico1-768x457.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le leggi, a livello mondiale, sono migliorate</strong></h2>



<p>Nel suo rapporto <strong>Women, Business and The Law 2021</strong>, la Banca Mondiale ha rilevato nel 2019/20 che le leggi che incidono sulla retribuzione delle donne hanno visto il maggior numero di riforme. Ad esempio, Bahrain, Montenegro, Arabia Saudita e Vietnam hanno eliminato le restrizioni alle donne che svolgono mansioni precedentemente ritenute per esse pericolose. In occasione della Giornata internazionale della parità retributiva, António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha ricordato che “<em>la</em>&nbsp;<em>parità di retribuzione è essenziale, non solo per le donne, ma anche per creare un mondo di dignità e giustizia per tutti”.</em></p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma c’è ancora molto lavoro da fare</strong></h2>



<p>La Banca Mondiale ha rivelato che la parità di retribuzione per lo stesso medesimo lavoro è richiesta solo in meno della metà delle economie mondiali (90 economie). E in 88 economie, le leggi limitano i posti di lavoro e gli orari di lavoro delle donne, colpendo 1,6 miliardi di appartenenti a tale categoria.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="684" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico2.jpg" alt="" class="wp-image-7812" srcset="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico2.jpg 960w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico2-300x214.jpg 300w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/grafico2-768x547.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Fonte: <a href="https://www.weforum.org/agenda/2022/03/6-surprising-facts-gender-pay-gap/">World Economic Forum</a></figcaption></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il covid-19 ha rimandato il raggiungimento della parità salariale</h2>



<p>Come disse la scrittrice francese Simone de Beauvoir “<em>non bisogna dimenticare che</em> <em>basta una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne&#8221;</em>. <br>Queste parole furono scritte nel 1949 e riflettono perfettamente quello che accaduto in Francia e in generale in Occidente. In Francia, i divari di parità retributiva sono aumentati nel 2020, dopo anni consecutivi di calo: le donne continuano a guadagnare in media il 26% in meno rispetto agli uomini.&nbsp;È tra i dirigenti che queste disparità di trattamento sono più forti.&nbsp;Più si sale in alto nella gerarchia, più il divario si allarga.<br>Nell’incontro annuale di studio del Forum economico di Davos viene fissata come data di raggiungimento della parità di genere globale il <a href="https://www.capital.fr/votre-carriere/la-parite-et-legalite-des-salaires-cest-pour-2157-1419647">2157</a> verrà raggiunta la parità di genere globale: la pandemia ha spostato in avanti questa previsione di 36 anni, e le future crisi non saranno certo d’aiuto.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono le soluzioni?</h2>



<p>“<em>Ciò che serve è una vera e propria strategia delle donne, con politiche specifiche per rimediare alla disuguaglianza innescata dal Covid, altrimenti corriamo il rischio reale di tornare agli anni &#8217;70 per quanto riguarda il potere economico delle donne</em>”. <br>La paura delle donne inglesi è che si possa tornare indietro di anni, e che le donne (dato lo stipendio in media più basso) decidano di dedicarsi alla famiglia, nei casi ove gli stipendi dei mariti siano più alti e ben retribuiti.<br>Una madre, il cui partner non poteva lavorare da casa, ha affermato di essere stata pienamente responsabile dell&#8217;istruzione dei figli a domicilio, nonostante anche lei lavorasse. &#8220;<em>Non mi sono mai sentita così assolutamente infastidita dall&#8217;essere una donna</em>&#8220;, ha detto. Un&#8217;altra ha detto di essere stata una madre, un&#8217;impiegata e un&#8217;insegnante a tempo pieno, scrivendo: &#8220;<em>Sono distrutta e non riesco a fare del mio meglio in nessuno dei tre lavori a tempo pieno che ora sembro svolgere</em>&#8221; (Fonte: <a href="https://www.theguardian.com/world/2021/mar/08/half-of-women-in-uk-fear-equality-is-going-back-to-1970s-survey">The Guardian</a>).</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="953" height="633" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/imm3.jpg" alt="" class="wp-image-7813" srcset="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/imm3.jpg 953w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/imm3-300x199.jpg 300w, https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/09/imm3-768x510.jpg 768w" sizes="(max-width: 953px) 100vw, 953px" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">In conclusione</h2>



<p>In un mondo in crisi dove la crescita è rallentata da conflitti, pandemie, crisi alimentari ed economiche, è necessario avere sempre in mente che vale la pena lottare per la parità retributiva, in maniera coscienziosa e basandosi su evidenze scientifiche e dati.<br>Il Mondo non è in bianco e nero, esistono molte sfumature: fare la guerra dividendosi in schieramenti, invece di dialogare in maniera rispettosa, porterà solo svantaggi. I social hanno ulteriormente diviso le persone in schieramenti, chiudendo le opinioni personali in <em>echo-chambers</em>, portando a una scorretta interpretazione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. La parità retributiva è un processo che deve partire da tutti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><em>#JEMIBreview</em></p>



<p><em>Luis Alberto Di Campo</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL RAINBOW WASHING: QUALI AZIENDE SONO COINVOLTE?</title>
		<link>https://jemib.it/il-rainbow-washing-quali-aziende-sono-coinvolte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[pride]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://jemib.it/?p=2093</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Rainbow Washing è un fenomeno che colpisce molte aziende durante il mese del Pride. Tu sai di cosa si tratta?</p>
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									<p></p>
<p><em>Pride</em>, in ingliese, significa <strong>orgoglio</strong>. Questo termine caratterizza la <strong>festa della comunità LGBTQ+</strong> che interessa l’intero mese di giugno in tutto il mondo.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>C’è chi lo etichetta come una vera e propria “carnevalata”, ma di certo chi si esprime in questo modo non conosce la storia di questa festa ed il perchè si festeggia in questa maniera.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Tu sei sicuro di conoscerne il vero significato?</p><p><br></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos&#8217;è il Pride e come è nato</strong></h2>
<p></p>
<p></p>
<p>L’origine di questa festa ha le radici negli <strong>anni ‘60</strong>, classificati come un periodo molto duro e repressivo nei confronti della comunità LGBTQ+ che ogni giorno doveva sopportare scherni e aggressioni sia da parte dei comuni cittadini, che dalle forze dell’ordine. In quel periodo era ormai consueto che i poliziotti facessero irruzione nei locali frequentati dalle persone omosessuali, e che le picchiassero.</p>
<p></p>
<p></p>
<p><strong>Il 27 giugno 1969</strong>, in una cittadina americana conosciuta per essere frequentata dalle persone appartenenti alla comunità, dopo una ormai consueta irruzione, le persone decisero finalmente di <strong>ribellarsi</strong>. Stanchi delle continue oppressioni si unirono in un coro comune e decisero che era ora di farla finita, non avrebbero più sopportato di essere considerati inferiori agli altri, e decisero di <strong>combattere per la loro libertà</strong>.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Questo episodio fu solo l’inizio di una <strong>rivoluzione </strong>che si espanse a macchia d’olio prima negli Stati Uniti, e poi in Europa, e che si combatte tutt’ora in tutto il mondo. Le persone iniziarono a riversarsi nelle strade con abiti coloratissimi per farsi riconoscere e per combattere l’oppressione con cartelli che gridavano: “<em>Say it good, Say it loud, Gay is good, Gay is proud</em>”.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Ogni anno a giugno si sfila per la <strong>libertà</strong>, si usano colori accesi ed eccentrici per rompere le regole sociali che per questa comunità rappresentano delle <strong>catene </strong>vere e proprie.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/06/36382816_1023548044492036_3355569411908960256_n.jpg" alt="" class="wp-image-21651"></figure>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché si utilizza la Rainbow Flag?</strong></h2>
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<p></p>
<p>Durante il mese di giugno basta affacciarsi dalla propria finestra per vedere in giro per le città centinaia di <strong>bandiere arcobaleno</strong> che vengono appese sui balconi, su aste e persino attaccate alle infrastrutture. Questa bandiera è ormai diventata il <strong>simbolo della comunità LGBTQ+</strong>, un rappresentativo del messaggio che cerca di comunicare attraverso il Pride. Ma perchè viene utilizzata proprio questa bandiera? La bandiera racchiude i <strong>6 colori dell’arcobaleno</strong>, ognuno dei quali ha un significato particolare: il <strong>rosso </strong>indica la vita, <strong>l’arancione </strong>la guarigione, il <strong>giallo </strong>la luce del sole, il <strong>verde </strong>la natura, il <strong>turchese </strong>l’arte, e il <strong>viola </strong>lo spirito.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>La bandiera colorata è inoltre un simbolo di rivendicazione nei confronti del triangolo rosa che le persone omosessuali erano costrette ad indossare durante il regime nazista.</p><p><br></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come le aziende utilizzano il Pride per le campagne marketing</strong></h2>
<p></p>
<p></p>
<p>Ci sono moltissime aziende che utilizzano questa ricorrenza per ideare delle <strong>nuove campagne marketing</strong> a sostegno della comunità <strong>LGBTQ+</strong>. Questo periodo dell’anno è infatti molto importante, perché ideando i prodotti giusti, si possono accrescere notevolmente le vendite.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Scopriamo insieme 5 esempi di campagne marketing che hanno funzionato:</p>
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<ol class="wp-block-list">
<li><strong>“<em>Everyone is awesome</em>” il set di LEGO</strong></li>
</ol>
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<p><strong>Lego </strong>in occasione del Pride 2021 ha deciso di lanciare una nuova linea di prodotti interamente dedicata alla comunità LGBTQ+ e che promuove la <em>diversiy &amp; inclusion</em>. Questi prodotti hanno infatti i<strong> colori ispirati</strong> a quelli della <strong>bandiera arcobaleno</strong> e hanno l’obiettivo di insegnare ai più piccoli i valori della <strong>diversità </strong>e dell’<strong>inclusione</strong>.</p>
<p></p>
<p></p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/06/lego-620x465-1.jpg" alt="" class="wp-image-21652"></figure>
<p></p>
<p></p>
<p> 2. <strong>“<em>Love unites</em>” di Adidas&nbsp;</strong></p>
<p></p>
<p></p>
<p>Con questa coloratissima collezione, <strong>Adidas </strong>ha deciso di celebrare l’amore in tutte le sue forme e i suoi colori ideando una linea di <strong>capi sportivi</strong> che permettono a tutti di esprimere la propria <strong>identità </strong>e <strong>creatività</strong>.</p>
<p></p>
<p></p>
<p> 3. <strong>La <em>Line Pride</em> di Converse</strong></p>
<p></p>
<p></p>
<p>Anche Converse ha deciso di prendere parte a questa vera e propria battaglia lanciando quest’anno, proprio come aveva già fatto nel 2020, la nuova <strong>collezione di scarpe rainbow </strong>seguendo il motto “<em>More Colours, More Pride</em>”. Questa linea di scarpe ha lo stesso stile di tutte le altre converse, con la differenza che ha un arcobaleno disegnato sulla parte esterna della scarpa, che la rendono unica nel suo genere.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p> 4. <strong>Le <em>1461 Oxford</em> si di Dr.Martens</strong></p>
<p></p>
<p></p>
<p>Quella della famosissima marca di scarpe <strong>Dr.Martens</strong> è stata una vera e propria rivoluzione nel mondo della moda perché per la prima volta è stata modificata la sua iconica scarpa <strong>1461 Oxford</strong>. Così anche questo marchio ha deciso di unirsi alla comunità LGBTQ+ aggiungendo un piccolo arcobaleno e utilizzano il filo colorato per le cuciture delle scarpe. Sicuramente questo <strong>colosso mondiale</strong> ha lanciato un messaggio molto chiaro sia ai suoi clienti che ai suoi competitor, loro si sono infatti schierati apertamente <strong>a favore dei diritti umani</strong> uguali, per tutti.&nbsp;</p>
<p></p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/06/dr-martends-pride-620x124-1.jpg" alt="" class="wp-image-21653"></figure>
<p></p>
<p></p>
<p><strong>Apple </strong>ha deciso di lanciare in collaborazione con <strong>Nike</strong>, in occasione della giornata<strong> mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia </strong>il cinturino che riprende i sei colori dell’arcobaleno. Un messaggio di questo tipo lanciato da un vero e proprio colosso tecnologico e non, non può non lasciare il segno.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Se sei interessato a vedere tutta la linea dedicata al pride ti consigliamo di dare un’occhiata <a href="https://www.apple.com/it/search/pride?src=globalnav">qui</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://jemib.it/wp-content/uploads/2022/06/nike-e-apple.jpg" alt="" class="wp-image-21654"></figure>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In cosa consiste il fenomeno del Rainbow Washing?</strong></h2>
<p></p>
<p></p>
<p>Il <em>rainbow washing</em> è la pratica di utilizzare (o <strong>sfruttare</strong>) <strong>i diritti LGBTQ+</strong> all’interno della comunicazione aziendale senza dare un apporto significativo alla causa. Si può descrivere come un <strong>interesse superficiale</strong> che viene dichiarato all’interno di comunicazioni di marketing aziendali non intraprendendo però alcuna azione a favore dei diritti professati. <strong>L’interesse delle aziende</strong> nei confronti di questo tema <strong>emerge grazie ad anni di attivismo e&nbsp; campagne di sensibilizzazione</strong> in cui i diritti LGBTQ+ sono diventati centrali nel dibattito pubblico e di conseguenza anche in quello del marketing. Il motivo per cui le aziende sono sempre più interessate ai diritti LGBTQ+ è dato dal fatto che l<strong>e persone sono sempre più attente ai temi sociali</strong>: secondo una <a href="https://www.emarketer.com/content/lgbtq-advertising-can-be-effective-but-customers-know-when-brands-use-pride-month-as-marketing-ploy?ecid=NL1001">ricerca</a>, negli <strong>Stati Uniti</strong> il 24% delle persone comprerebbe con più probabilità da aziende che si mostrano interessate alla comunità LGBTQ+. In <strong>Italia</strong>, il <strong>75% </strong>delle persone sceglie con convinzione o preferisce i brand attenti a inclusione e diversità.</p><p><br></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Due esempi di aziende coinvolte nel Rainbow Washing</strong></h2>
<p></p>
<p></p>
<p>La prima azienda coinvolta è un notissimo <strong>marchio di pasta italiano</strong>, che nel 2013 è stato coinvolto in uno spiacevole episodio che ha costato all’azienda un forte declino delle vendite, facendole diminuire del 20%. Stiamo parlando di <strong>Barilla</strong>, la marca di pasta più famosa in Italia, che nel momento in cui è stato chiesto perché negli spot pubblicitari non portassero avanti i valori della <em>diversity &amp; inclusion</em> hanno risposto così:&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p><em>“</em><em>Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca.</em><em>”</em></p>
<p></p>
<p></p>
<p>Questa frase, pronunciata proprio dal dirigente dell’azienda, è costata cara e ha contribuito ad una diminuzione drastica delle vendite, non solo per il periodo interessato al Pride, ma anche per quello successivo. Mesi dopo il dirigente si è <strong>scusato pubblicamente per aver offeso la comunità LGBTQ+</strong> ed ha promesso che avrebbe fatto il possibile per rimediare al suo errore.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Dopo questa spiacevole vicenda le cose in azienda <strong>sono cambiate molto</strong>, i dirigenti si sono impegnati per rendere l’ambiente di lavoro molto più <em>friendly </em>ed inclusivo, assicurandosi che venissero rispettati i diritti di tutti i dipendenti.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Un altro esempio è quello di <strong>Primark</strong> che, in occasione del Pride 2020 ha deciso di lanciare una campagna di capi dal nome “<em>Pride</em>” per sostenere la comunità LGBTQ+, e di cui il 20% dei proventi sarebbe&nbsp; stato destinato a Stonewall (<strong>mettere link</strong>: <a href="https://www.stonewall.org.uk/">https://www.stonewall.org.uk/</a> ), l’associazione di beneficenza britannica per i diritti LBGTQ+. Purtroppo non si sono resi conto che i capi in questione venivano prodotti in <strong>Turchia</strong>, un Paese nel quale<strong> alcuni diritti </strong>come la libertà di parola, espressione o religione non vengono rispettati e in cui è presente una fortissima corrente di omofobia.&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Nel momento in cui i media hanno scoperto questo fatto, la campagna è andata completamente a rotoli, in quanto le persone non erano disposte a finanziare un paese così contro la comunità LGBTQ+, anche se Primark stava cercando di sponsorizzare i valori dell’inclusione e della diversità.&nbsp;</p><p><br></p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le aziende che sostengono i diritti della comunità LGBTQ+?</strong></h2>
<p></p>
<p></p>
<p>Ci sono però molte aziende che non utilizzano il mese del Pride solo per creare una <strong>nuova strategia di marketing</strong>, ma che invece <strong>credono nei valori</strong> che questa causa cerca di portare avanti, e li vuole condividere tutto l’anno.&nbsp;Ci sono molti esempi tra cui <strong>Lego</strong>, che oltre ad aver lanciato la linea di giocattoli in vista del Pride, ha deciso di voler <strong>migliorare l’ambiente lavorativo</strong> rendendolo il più <strong>inclusivo </strong>possibile e garantendo i diritti di tutti i suoi lavoratori. Oltre a questo ha deciso di collaborare anche con <em><a href="https://www.diversityrolemodels.org/">Diversity Role Models</a></em> , un’associazione britannica che si impegna a insegnare i valori dell’inclusività e della diversità ai bambini più piccoli.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Un altro esempio è sicuramente il colosso delle scarpe <strong>Dr.Martens</strong> che oltre ad aver lanciato le scarpe in occasione del Pride, ha deciso di impegnarsi attivamente per la causa donando 100 mila dollari a <em><a href="https://www.thetrevorproject.org/">The Trevor Project</a></em> , un’associazione che si occupa della <strong>prevenzione dei suicidi</strong> nei ragazzi appartenenti alla comunità LGBTQ+.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>JEMIB si batte per il rispetto delle libertà fondamentali di ogni essere umano, non facendo distinzioni tra religioni, colori della pelle e orientamenti sessuali. Siamo apolitici e areligiosi e ci impegniamo ad essere<strong> dei buoni lavoratori del domani</strong>. L’argomento che abbiamo trattato oggi ci sta particolarmente a cuore, crediamo infatti che, alla luce delle tremende vicende razziali e omofobe che si verificano ancora oggi, sia importante <strong>sensibilizzare su questo tema</strong> tutti quanti. Portiamo avanti attraverso progetti interni ed esterni i valori di <em>diversity &amp; inclusion</em>, cercando di far partire queste idee sia dai <strong>giovani studenti universitari</strong> che fanno parte dell’associazione, sia delle <strong>aziende </strong>con le quali collaboriamo.&nbsp;&nbsp;</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Secondo noi, non si tratta di una questione politica o religiosa, ma si tratta semplicemente di <strong>civiltà</strong>.</p>
<p></p>
<p></p>
<p><em>#JEMIBreview</em></p>
<p></p>
<p></p>
<p><em>Aurora Pintarelli</em></p>
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		<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/il-rainbow-washing-quali-aziende-sono-coinvolte/">IL RAINBOW WASHING: QUALI AZIENDE SONO COINVOLTE?</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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		<item>
		<title>I SOCIAL MEDIA SONO COMPLICI DEI DISTURBI ALIMENTARI?</title>
		<link>https://jemib.it/i-social-media-sono-complici-dei-disturbi-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 11:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[disturbialimentari]]></category>
		<category><![CDATA[socialmedia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://jemib.it/?p=2120</guid>

					<description><![CDATA[<p>I social media attraverso foto, immagini e video creano sempre di più una visione distorta della realtà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/i-social-media-sono-complici-dei-disturbi-alimentari/">I SOCIAL MEDIA SONO COMPLICI DEI DISTURBI ALIMENTARI?</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Oggi è Giornata internazionale dedicata ai disturbi alimentari e come combatterli</em></p>



<p><strong>Ma i social media sono davvero responsabili del crescente numero di disturbi alimentari?</strong></p>



<p>Chi soffre di disturbi Alimentari in Italia compone circa il <strong>5%</strong> della popolazione nella fascia tra 15 e 19 ,a seguito della pandemia, le persone affette da DCA sono passate da 163mila a 250mila, il che è già di per sé un problema, ma questo aumento sul lungo periodo si tradurrà in un peso non indifferente sulla sanità italiana con problemi cardiovascolari in costante aumento nella popolazione; l&#8217;Italia rimane tra i primi posti nella classifica Europea per obesità infantile, a meno che non si faccia qualcosa.</p>



<p>Ma In realtà qualcosa si sta facendo e le <strong>piattaforme</strong> si stanno adoperando per mettere una toppa a questo problema, diversi studi hanno dimostrato come i <strong>Social Media</strong> possono causare in un numero non indifferente di persone un senso di solitudine stress e ansia sociale, nondimeno disturbi alimentari, a Instagram&nbsp; e <strong>Tik Tok</strong>&nbsp; tutto ciò non è passato inosservato, e hanno adottato <strong>strategie</strong> per contrastare questo fenomeno.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Tok Tok </h4>



<p>Fornisce <strong>assistenza</strong> e <strong>supporto</strong> a chi ne sente il bisogno, un numero di telefono di Associazioni e Onlus come Never give up e disturbi alimentari online, per ricevere consigli da un esperto</p>



<p>Tik tok ha dedicato una <strong>pagina</strong> interamente ai disturbi alimentari.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Instagram</h4>



<p>Ha ingrandito il suo team di esperti per l&#8217;assistenza in collaborazione con NEDA(National Eating Disorder Association), Reels su tema durante la settimana della <strong>consapevolezza</strong> dei disturbi alimentari&nbsp; e ha illuminato di Blu e Verde l&#8217;Empire State Building per sensibilizzare sul tema</p>



<p>Entrambi i <strong>social</strong> hanno proibito di visitare alcuni hashtag come <strong>#proana</strong> e <strong>#edrecovery</strong>, per poi passare a un altro tipo di <strong>strategia</strong>: quella di fornire informazioni utili sui disturbi alimentari non appena vengono visitati questi<strong> hashtag</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Funziona veramente?</h4>



<p>Da come sottolineato a inizio articolo, sembra proprio di no, la <strong>strategia</strong> di <em>&#8220;Bannare&#8221;</em> alcuni <strong>hashtag</strong> non elimina il problema anzi crea nicchie di persone isolate e vulnerabili, senza poi contare che il <strong>ban</strong> è facilmente aggirabile, e colpisce gli<strong> hashtag</strong> e non i singoli post dato che l&#8217;algoritmo difficilmente può distinguere nei contenuti le intenzioni di un&#8217;azione che magari sono orientate verso una <strong>sensibilizzazione</strong> e non sono definibili come comportamento insano. È come mettere un cerotto su una ferita davvero profonda.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Possibili soluzioni</h4>



<p>Le Soluzioni possibili sono, oltre che sensibilizzare gli utenti sul tema, che risulta un compromesso tra quello che le piattaforme possono e devono fare, é quello di fare ciascuno la propria parte cercando di non ritoccare troppo i contenuti che si pubblicano in modo da non creare un&#8217;immagine fittizia e innaturale di sè; quello che appare agli occhi degli utenti e che in generale tutti abbiano corpi perfetti e sempre impeccabili, ma la realtà è ben<strong> diversa</strong>.</p>



<p> #JEMIBReview </p>



<p>Luis Di Campo</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/i-social-media-sono-complici-dei-disturbi-alimentari/">I SOCIAL MEDIA SONO COMPLICI DEI DISTURBI ALIMENTARI?</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>COMMUNITY MANAGER&#8217;S DAY</title>
		<link>https://jemib.it/community-managers-day-chi-e-cosa-fa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 12:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[community manager]]></category>
		<category><![CDATA[community manager&#039;s day]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://jemib.it/?p=2134</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Community Manager gestisce una comunità virtuale (detta anche comunità online), con i compiti di progettarne la struttura e di coordinarne le attività.</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/community-managers-day-chi-e-cosa-fa/">COMMUNITY MANAGER&#8217;S DAY</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Community Manager&#8217;s Day viene celebrato annualmente il quarto lunedì di gennaio proprio per dar riconoscimento globalmente allo sforzo del community manager.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma chi è il community manager? Qual è il suo ruolo all’interno della realtà aziendale?</h2>



<p>Su wikipedia, alla voce ‘’Community Manager’’ troviamo ‘’ Il <strong>Community Manager</strong> (online community manager) è un addetto alla gestione di una comunità virtuale (detta anche comunità online), con i compiti di progettarne la struttura e di coordinarne le attività’’.</p>



<p>Ma questa definizione, nonostante esplicativa, risulta essere riduttiva per spiegare e descrivere il ruolo fondamentale e al contempo complesso del <strong>Community Manager</strong>.</p>



<p>Il community manager può svolgere diversi ruoli ed è sicuramente una figura ibrida all’interno del mondo aziendale. Ha il compito di<em> progettare</em> la struttura della comunità e degli eventi,<strong> </strong><em>definisce</em> quali sono i<strong> </strong>metodi di aggregazione della <strong>comunità</strong> stessa, scegliendo gli strumenti e i servizi più idonei al <em>raggiungimento degli obiettivi prefissati</em>. Ma il compito del <strong>Community Manage</strong>r non si conclude alla fine di questo iter appena descritto.</p>



<p>Uno dei compiti più importanti del <strong>Community Manager</strong> è la <em>gestione dei feedback e la valutazione dei livelli</em> di <strong>brand advocacy</strong> (l’atto spontaneo di un consumatore che raccomanda un brand, legato al concetto di marketing di passaparola). Il <strong>Community Manager</strong> deve saper quindi <em>creare, incrementare e coordinare</em> la <strong>comunicazione</strong> all’interno della sua <strong>community</strong>.&nbsp; Deve aver la capacità di definire non solo le regole di comportamento ma di saperle anche analizzare. Egli, infatti, introduce argomenti per stimolare anche le discussioni, motiva i cosiddetti lurkers (coloro che leggono, ma non intervengono) e riesce a gestire in maniera equilibrata anche i commenti negativi.</p>



<p>&nbsp;Attraverso queste analisi il <strong>Community Manager</strong> riesce non solo a comprendere l’andamento del lavoro aziendale ma può stilare proattivamente gli obiettivi futuri dell’azienda e della sua <strong>Community</strong>.</p>



<p>Un <strong>Community Manager</strong> è a tutti gli effetti il <strong>volto</strong> e la <strong>voce</strong> del brand nelle community. È necessario quindi che conosca perfettamente e a fondo le caratteristiche del prodotto e il mondo che ne deriva, oltre che il mondo che ruota internamente ed esternamente all’azienda per la quale opera.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>Data la complessità del tema&nbsp;e la curiosità sul ruolo del Community manager&nbsp; abbiamo deciso di porre queste stesse domande ad un nostro Jemibbo e scoprire cosa ne pensasse lui a riguardo.</em></h4>



<p>Lui è Mattia Peverelli ed è Project Manager del <strong>Podcast di Jemib</strong> ‘’ <a href="https://open.spotify.com/show/2LJNgM66K6Ae8hBDFUO8eY?si=7e5428eba78c4b17" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Skills in progress</strong> </a>‘’.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>‘’Chi è per te il Community Manager e qual è secondo te il suo ruolo ?‘’</em></h4>



<p>&#8221;Il CM ha la funzione di <strong>guidare</strong> sicuramente l’utente lungo le fasi del brand partendo dalla <strong>brand awareness</strong> fino alla <strong>trust</strong>, chiudendo tutto questo, nei migliori dei casi con l’<strong>advocacy</strong>. Lo guida attraverso la creazione di un rapporto <strong>‘’empatico’’</strong> uno a uno. Possiamo tradurre tutto questo con una frase di Baxter che rispecchia perfettamente il ruolo del CM ‘’<em>Il community manager è la voce della community per la sua azienda e la voce della sua azienda per la<br>community’’</em></p>



<p>Questo proprio perché il CM ha la capacità di percepire in primis la <strong>reputazione</strong> che il suo brand ha all’esterno e quindi riesce a finalizzare gli obiettivi e al contempo a realizzare i desideri del <strong>consumatore-utente</strong>.</p>



<p>È importante non solo che egli conosca i <strong>valori</strong> dell’azienda ma che questi vengano percepiti nel migliore dei modi, proprio perché avere una <strong>communty</strong> salda e forte rappresenta anche un <em>ritorno economico importante</em>.&#8221;</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>&#8221;Cosa fa il CM?&#8221;</em></h4>



<p>&#8221;Nel day to day è anche un <strong>social media manager</strong>. Nel 2022 è fondamentale che il<strong> CM</strong> non solo conosca i social ma sappia come utilizzarli nel migliore dei modi, in quanto sono proprio i social che ad oggi riducono e accorciano le distanze. Deve essere un <strong>PR</strong> ma anche esperto di <strong>costumer care</strong>. Ma soprattutto deve essere bravo nel gestire le crisi.&#8221;</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8221;<em>Possiamo quindi definire</em> <em>il CM una figura</em> <em>ibrida e allo stesso tempo</em> <em>un collante con il mondo esterno?&#8221;</em></h4>



<p>‘’Assolutamente sì. Il <strong>CM</strong> deve essere in grado di saper analizzare tutto a 360 gradi con un occhio analitico e reattivo.</p>



<p>Tra i mille esempi penso al caso Gucci. Quest’ultimo ha aperto un server su Discord (un’applicazione nata per i gamer, dove videogiocatori di tutto il mondo discutono tra di loro). Il server di Gucci conta 25mila utenti ed è legato al metaverso, i suoi utenti avranno accesso per primi alla collezione digitale della Maison e la particolarità è che all’interno si racconta tutta la storia di Gucci. Quindi la community di Gucci vorrà essere li, sono appassionati non solo di moda ma anche di metaverso. Non solo quindi condividono i valori del brand ma apportano valore aggiunto.</p>



<h4 class="wp-block-heading">&#8221;<em>Spostando l’attenzione su di te, come ti trovi a gestire questo</em> <em>ruolo</em> <em>e</em> <em>qual è stata la tua sfida più grande?&#8221;</em></h4>



<p>‘’Non credo di potermi definire a tutti gli effetti community manager ma sicuramente il podcast è nato anche per rafforzare la community di <strong>Jemib</strong>. Infatti il podcast ci permette di avere un ruolo più diretto di un semplice post e soprattutto trasmette la cultura aziendale di <strong>Jemib</strong>.</p>



<p>La sfida più grande è stata quella di dover decidere il ‘’<strong>tone of voice</strong>’’, proprio perché va ad impattare sia sulla percezione esterna di<strong> Jemib</strong> sia su ciò che noi volevamo trasmettere. Quindi abbiamo scelto un tono di voce non completamente professionale ma che rispecchiasse lo stesso tono che sussiste tra noi Jemibbi : più <strong>casual</strong> ma <strong>consapevole</strong>, non per questo meno professionale. Descrive esattamente il modo in cui noi lavoriamo, sapendoci anche divertire.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>‘’Come pensi che tutto questo influirà sulla vita lavorativa futura?’’</em></h4>



<p>‘’Ricoprendo questo ruolo sto imparando il vero significato della parola <strong>qualità</strong>. La sfida più grande è cercare di non fermarsi al primo ostacolo, non accontentarsi mai del primo contenuto che si crea, e soprattutto di metterci davvero il cuore. È importante per me avere una visione più ampia e interrogarsi sempre.</p>



<p>Inoltre vedere le persone emozionate durante la registrazione e leggere pareri positivi è motivo di grande orgoglio che ripaga tutto il lavoro alle spalle’’</p>



<h4 class="wp-block-heading">‘’<em>Pensando sempre al futuro, come pensi si evolverà la figura del CM?’’</em></h4>



<p>‘’Probabilmente diventerà una figura sempre più essenziale, che si lascerà guidare maggiormente dall’utente stesso. Il rapporto uno a uno diventerà ancora più forte e saranno le aziende che, day by day, dovranno <strong>ascoltare</strong> il <strong>consumatore-utente.</strong></p>



<p>Il suo ruolo sarà a <strong>360 grandi</strong> proprio perché sarà il cliente stesso che veicolerà la creazione dello stesso prodotto.’’</p>



<h4 class="wp-block-heading"><em>‘’Infine se dovessi definire il CM con un solo aggettivo?</em> ‘’</h4>



<p>‘’<strong>Empatico</strong>. Il CM deve avere una certa <strong>sensibilità</strong> per comprendere il pensiero del consumatore. Deve saper <strong>leggere</strong> tra le righe e avere la capacità di <strong>ascoltare</strong> e mettere in atto il desiderio di chi gli sta di fronte’’</p>



<p><em>Concludiamo questa intervista augurando buon Community Day’s Manager a tutti i CM che ci leggono, a chi lo diventerà e a chi è semplicemente curioso come noi!</em></p>



<p></p>



<p><em>Vitanna Di Taranto</em></p>



<p>#JEMIBReview</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/community-managers-day-chi-e-cosa-fa/">COMMUNITY MANAGER&#8217;S DAY</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;IMPORTANZA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMPETENZE GIOVANILI</title>
		<link>https://jemib.it/limportanza-della-giornata-mondiale-delle-competenze-giovanili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 15:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Competenze]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il World Youth Skills Day celebra l'importanza di dotare i giovani di competenze per colmare il gap tra formazione e mercato del lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://jemib.it/limportanza-della-giornata-mondiale-delle-competenze-giovanili/">L&#8217;IMPORTANZA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMPETENZE GIOVANILI</a> proviene da <a href="https://jemib.it">JEMIB Junior Enterprise Milano Bicocca</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Hai una età compresa tra i 15 e i 24 anni? Allora la giornata di oggi è dedicata a te! Infatti, nel Novembre 2014, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 15 luglio <strong>Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili</strong>, per celebrare l&#8217;importanza strategica di dotare i giovani di competenze per l&#8217;occupazione, il lavoro dignitoso e l&#8217;imprenditorialità e per lanciare un appello sull&#8217;urgenza di&nbsp;<strong>colmare il gap tra formazione e mercato del lavoro</strong>.</p>



<p>I giovani tra i 15 e i 24 anni sono <strong>1,2 miliardi</strong> – ossia il 16% della popolazione globale &#8211; e rappresentano una risorsa dal potenziale immenso, che però non riceve la giusta attenzione e non viene valorizzata in modo adeguato. Infatti, oggi, la probabilità di essere&nbsp;<strong>disoccupato</strong>&nbsp;è&nbsp;<strong>tre volte più alta&nbsp;</strong>per un giovane che per un adulto, e la prospettiva per i giovani è spesso quella di entrare nel mercato del lavoro con contratti temporanei e lavori di qualità inferiore, sottopagati e senza tutele. Soprattutto se il giovane è&nbsp;<em>una</em>&nbsp;giovane: globalmente un giovane su cinque non svolge attività lavorativa, di istruzione o formazione (<strong>NEET</strong>) e tre su quattro dei giovani NEET sono donne.</p>



<p>Anche prima del COVID-19 pandemia, vi era stata una tendenza al rialzo del numero di giovani che&nbsp;non svolgono attività lavorative, istruzione o formazione. <strong>L&#8217;aumento</strong> della <strong>disoccupazione</strong> giovanile è uno dei <strong>problemi</strong> più significativi che le economie e le società del mondo di oggi devono affrontare, sia per i paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il punto di partenza: una formazione inadeguata</strong><strong></strong></h3>



<p>Nonostante i grandi progressi degli ultimi decenni per ampliare l&#8217;accesso alla scolarizzazione primaria,&nbsp;il numero di giovani senza istruzione, occupazione o formazione (NEET) è in aumento.&nbsp;Secondo le Nazioni Unite, è cresciuto da 259 milioni nel 2016 a <strong>273 milioni nel 2021</strong>.&nbsp;                                                                                                                              In tutto, circa <strong>400 milioni</strong> di persone di età compresa tra i 15 ed i 24 anni&nbsp;<strong>perdono opportunità di lavoro.</strong></p>



<p>Una delle principali aree di interesse per la Giornata mondiale delle competenze della gioventù è dunque quella evidenziare <strong>l&#8217;importanza dell&#8217;istruzione</strong> e della <strong>formazione</strong> tecnica e professionale (<strong>TVET</strong>) come mezzo per raggiungere l&#8217;obiettivo di garantire&nbsp;un’istruzione di qualità che sia più inclusiva ed equa, promuovendo opportunità di apprendimento permanente per tutti.</p>



<p>“<em>La TVET può fornire ai giovani le competenze necessarie per accedere al mondo del lavoro, comprese le competenze per il lavoro autonomo&#8221;,</em> afferma l&#8217;ONU.&nbsp;Ma <strong>non sempre è facile</strong> accedere ai servizi TVET: l’accesso a tali servizi, infatti, può dipendere dalla localizzazione geografica e dallo stato di reddito relativo.</p>



<p>Sia nelle economie sviluppate che in quelle in via di sviluppo, coloro che vivono nelle grandi città hanno infatti maggiori probabilità di essere in grado di frequentare il college o l&#8217;università rispetto a coloro che vivono in aree remote e scarsamente popolate.</p>



<p>Ma non solo: spesso coloro che a scuola ci vanno o che imparano un mestiere,&nbsp;<strong>non hanno competenze di qualità sufficiente&nbsp;</strong>per ottenere lavori di qualità adeguata e cogliere le opportunità occupazionali offerte dalle trasformazioni tecnologiche e dalle relative professioni. Si stima infatti che l&#8217;<strong>85% dei posti di lavoro</strong>&nbsp;che verranno creati globalmente&nbsp;di qui al <strong>2030</strong>&nbsp;richiederanno conoscenze e tecniche che ancora <strong>non vengono trasmesse</strong> ai giovani.</p>



<p>Tutto questo rappresenta un grave problema che è necessario risolvere al più presto: infatti, favorire l&#8217;acquisizione di abilità da parte dei giovani migliora la loro capacità di compiere <strong>scelte consapevoli</strong> dal punto di vista lavorativo e in generale per la loro vita futura e consentirà loro di avere accesso alle nuove opportunità e <strong>sviluppare il loro potenziale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I giovani e la pandemia da COVID-19</strong><strong></strong></h3>



<p>La Giornata mondiale delle competenze giovanili 2021 celebrerà la <strong>resilienza</strong> e la <strong>creatività</strong> dei giovani durante la crisi: tale giornata, quest’anno, si svolgerà in un contesto impegnativo a seguito del perdurare della pandemia di COVID-19. A causa del blocco della pandemia i giovani di tutto il mondo sono stati i primi a doversi <strong>mettere in gioco</strong> e trovare nuovi sbocchi per l’apprendimento e strumenti innovativi per lo sviluppo e l’utilizzo delle proprie competenze.&nbsp;</p>



<p>Secondo i dati forniti dall’UNESCO quasi il <strong>70%</strong> dei discenti del mondo è stato <strong>colpito dalla chiusura&nbsp;scolastica</strong>. I profondi tagli al budget per l’istruzione e la crescente povertà causati dalla pandemia di COVID-19 potrebbero costringere almeno 9,7 milioni di bambini a lasciare la scuola per sempre entro la fine di quest’anno, mentre milioni di altri bambini avranno gravi ritardi nell’apprendimento.</p>



<p>Lo sviluppo delle competenze dei giovani dovrà infatti affrontare una serie di <strong>problemi sconosciuti</strong> che emergono da una crisi in cui la formazione è stata interrotta in un modo senza precedenti su scala praticamente universale.</p>



<p>I giovani di età compresa tra 15 e 24 anni sono particolarmente esposti alle conseguenze socioeconomiche della pandemia.&nbsp;La chiusura di scuole e dei luoghi di lavoro comporta infatti significative <strong>perdite di apprendimento e formazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>Un esempio sono tutte le interazioni che i giovani hanno tradizionalmente con il mondo del lavoro, come l&#8217;esperienza lavorativa e i tirocini, che sono spesso stati interrotti a seguito della pandemia.</p>



<p>Per ovviare a questo problema, negli ultimi mesi sono stati sviluppati una miriade di materiali didattici virtuali, molta innovazione e creatività e alcuni meravigliosi esempi dello sfruttamento del potere della tecnologia per migliorare l&#8217;istruzione. La tecnologia permetterà di rivoluzionare il modo in cui i giovani interagiscono con l’istruzione ed il mondo del mondo.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come aiutare i giovani a fare scelte di carriera più informate</strong><strong></strong></h3>



<p>In un contesto post-pandemico come quello che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni, cosa si può fare per <strong>sostenere i giovani</strong>, in particolare quelli provenienti dai contesti più svantaggiati?&nbsp;Come si può aiutare i giovani a navigare in questo mare di incertezza, <strong>sfruttando</strong> al meglio le loro <strong>capacità</strong> e talenti e assicurandoci che siano in grado di fare <strong>scelte</strong> di carriera <strong>informate</strong>?</p>



<p>È ormai ampiamente riconosciuto che le interazioni con il mondo del lavoro aiutano ad ampliare gli orizzonti dei giovani, ad accrescere le loro aspirazioni ed a sfidare gli stereotipi.&nbsp;Attività come tirocini, esperienze lavorative, job shadowing e colloqui di approfondimento della carriera aiutano ad <strong>aumentare la loro motivazione</strong> ad apprendere e ad essere <strong>informati</strong> sull&#8217;intera gamma di lavori e sui percorsi di carriera in essi.&nbsp;Contribuiscono inoltre a ridurre la discrepanza tra&nbsp;le aspirazioni di carriera dei giovani&nbsp;e la realtà del mercato del lavoro.</p>



<p>Nell&#8217;ultimo decennio, prove solide e coerenti hanno indicato che gli adolescenti che partecipano ad attività con i datori di lavoro mentre sono a scuola e all&#8217;università, in media, ottengono risultati migliori da giovani adulti nel mondo del lavoro.&nbsp;</p>



<p>Per questo tali interazioni con il mondo del lavoro devono far parte di una strategia di carriera globale con informazioni aggiornate e di alta qualità sul mercato del lavoro e l&#8217;accesso a consulenza e orientamento professionale indipendenti e imparziali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I giovani come parte integrante del cambiamento</strong><strong></strong></h3>



<p>I giovani di tutto il mondo hanno mostrato un&#8217;incredibile <strong>resilienza e adattabilità</strong> di fronte a una pandemia globale che non solo ha minacciato la loro salute mentale, ma ha ridotto il loro stile di vita e la loro capacità di <strong>dotarsi di competenze per l&#8217;occupazione</strong>.</p>



<p>I giovani non possono lasciare il loro futuro all&#8217;attuale generazione di leader: devono <strong>prendere in mano la situazione</strong>, nella misura in cui è possibile. Naturalmente, sarebbe troppo idealistico da parte nostra pensare che i giovani possano risolvere da soli tutte queste sfide: ma sarebbe altrettanto miope e irresponsabile<em> </em>non&nbsp;prendere posizione o<em> </em>non&nbsp;cercare di avere un&#8217;influenza positiva sulle nostre società.</p>



<p>Celebrare giorni come questo invia un messaggio ai giovani: che l&#8217;ONU comprende le sfide che stiamo affrontando, in particolare nei paesi in via di sviluppo.&nbsp;Ma, allo stesso modo, i giovani devono sfruttare queste opportunità per ritenere sia l&#8217;ONU che i suoi Stati membri responsabili dei progressi (o della loro mancanza) nelle politiche giovanili.&nbsp;</p>



<p>La Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili è un&#8217;opportunità per i giovani come noi di riunirsi e diventare parte del cambiamento che vogliamo e ci aspettiamo di vedere.</p>



<p><em>Sara Masri</em></p>



<p>#JEMIBreview</p>
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		<title>COME LA TECNOLOGIA STA CAMBIANDO IL MONDO DELL&#8217;ARTE E DELLA CULTURA</title>
		<link>https://jemib.it/come-la-tecnologia-sta-cambiando-il-mondo-dell-arte-e-della-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 May 2021 16:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[giornatainternazionaledeimusei]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tecnologia ha una storia di significativa collaborazione e influenza con l'arte, cambiandola rendendola più accessibile a tutti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi, 18 Maggio, è la <strong>Giornata Internazionale dei Musei</strong>: e quale miglior modo per celebrarla se non parlando di arte! La tecnologia sta cambiando l&#8217;arte ed entrambe continuano a rimodellare il mondo in cui viviamo.</p>



<p>L&#8217;arte e la tecnologia hanno una storia di significativa <strong>collaborazione </strong>e <strong>influenza</strong> reciproca. Si sono evolute l&#8217;una accanto all&#8217;altra per arrivare nel mondo di oggi: un&#8217;era digitale in cui si sovrappongono costantemente e ritraggono nuove idee.</p>



<p>Dall’<strong>AI</strong> (Artificial Intelligence),&nbsp;&nbsp;<strong>VR</strong> (realtà virtuale) e<strong> AR</strong> (realtà aumentata)&nbsp;a progetti digitali e stampanti 3D, le <strong>tecnologie </strong>e i <strong>social media</strong> hanno sconvolto il mercato dell&#8217;arte contemporanea e dell&#8217;arte in tanti modi diversi. Questo ha permesso di cambiare il modo in cui l&#8217;arte viene creata e consumata e condivisa nel nostro mondo connesso.&nbsp;</p>



<p>Il <strong>cambiamento</strong> di natura delle opere d&#8217;arte e la riconfigurazione dei musei e degli spazi espositivi stanno lasciando spazio ad alcuni dei più sorprendenti esempi di <strong>mix</strong> tra arte e tecnologia. Come? <em>Attraverso l&#8217;arte digitale ed opere che esplorano Internet e l&#8217;esistenza online.</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Innovazione e tecnologia nell&#8217;arte </h3>



<p>Con ogni nuova <strong>evoluzione</strong> della <strong>tecnologia</strong>, anche l&#8217;arte cambia.&nbsp;Tuttavia, questo non si applica solo alla produzione dell’arte stessa. Anche il modo in cui l&#8217;arte viene vista, condivisa, consumata e successivamente venduta è in continua <strong>trasformazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>Non meno importante, la tecnologia dà inoltre accesso a nuove modalità di fruizione dell’arte stessa, rendendola alla portata di tutti. Grazie a piattaforme come <strong><em>Google Arts &amp; Culture</em>, </strong>è possibile ammirare immagini in HD di opere d’arte esposte in musei in tutto il mondo, e visitare virtualmente i siti dove sono esposte.</p>



<p>La tecnologia ha reso infatti l&#8217;arte molto <strong>più accessibile</strong>. Internet ha permesso infatti di consumare l&#8217;arte in modo più <strong>diretto</strong>, aprendo il settore a un pubblico più ampio e diversificato.                                                                                      I musei mostrano le loro <strong>collezioni online</strong> e gli artisti hanno tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per promuovere e vendere i propri pezzi senza le sfide che derivano dall&#8217;esecuzione di una mostra fisica.</p>



<p>Questo diventa ancora più importante in questo periodo storico dominato dal COVID-19. Le tecnologie digitali hanno infatti dimostrato il loro valore nel periodo della pandemia globale <strong>riunendo le persone</strong>, incoraggiando la creatività e offrendo uno spazio virtuale per <strong>costruire idee collettivamente</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La tecnologia nei musei: esempi dal mondo </h3>



<p>Un esempio in questo senso ci viene offerto dal <em>Museo del Prado di Madrid</em> che ha introdotto la sua prima <strong>innovativa esperienza immersiva</strong> a 360 gradi. Questo progetto ha permesso agli utenti di avvicinarsi più che mai alle opere d&#8217;arte e ai manufatti conservati nell&#8217;istituzione.&nbsp;</p>



<p>Ma non è l’unico! Il <em>Metropolitan Museum of Art di New York</em>, invece, ha deciso di <strong>digitalizzare </strong>oltre 380.000 immagini dalla sua collezione. Lo scopo? Rendere l’arte più <strong>accessibile</strong> alle masse.&nbsp; Per le persone senza i mezzi o la capacità di visitare il museo da soli, questo è stato inestimabile e lo è stato ancora di più in questo periodo di pandemia. Ora è possibile per le persone esplorare molti dei pezzi più famosi del museo comodamente da casa.</p>



<p>Di recente successo è stata inoltre anche la <strong>mostra multimediale</strong> <em>“Van Gogh Alive – The Experience”</em>, prodotta da <em>Grande Exhibition</em>. Ospite in diverse città italiane e non solo, è risultata essere tra le più visitate al mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tecnologia e arte: amiche o nemiche? </h3>



<p>La tecnologia non dovrebbe essere vista come nemica della cultura e dell’arte. Al contrario, se usata bene, la tecnologia può aiutare ad <strong>avvicinare</strong> i visitatori più che mai a un museo e alla storia che sta cercando di trasmettere.</p>



<p>Oltre ad essere un mezzo artistico <strong>versatile</strong> ed <strong>espressivo</strong>, la tecnologia aiuta gli artisti a ottenere la visibilità e l&#8217;esposizione tanto necessarie per le loro opere d&#8217;arte.&nbsp;Numerose piattaforme artistiche online li aiutano a <strong>promuovere</strong> il proprio lavoro e a rimanere in contatto con la comunità artistica.                                                                                   La <strong>tecnologia virtuale</strong> avvicina inoltre i capolavori al pubblico, aiutandoci a comprendere la visione artistica e la sua storia a un <strong>pubblico più ampio</strong>.&nbsp;</p>



<p>Molti musei d&#8217;arte di fama mondiale organizzano <strong>tour online</strong> per aprire le loro porte a un <strong>pubblico globale</strong> per coloro che sono altrimenti inaccessibili.&nbsp;                                                                                                                                   Alcuni musei stanno utilizzando le novità tecnologiche per sviluppare <strong>app mobili</strong> che rispondono alle domande dei visitatori a portata di mano.&nbsp;</p>



<p>Siamo entusiasti di vedere dove ci porterà l&#8217;applicazione della tecnologia avanzata nell&#8217;arte.&nbsp;Qualunque sia il futuro, siamo sicuri che continuerà a trasformare il modo in cui gli artisti esprimono e condividono la loro <strong>forza creativa</strong> per <strong>ispirare</strong> e<strong> influenzare</strong> il meglio dell&#8217;umanità.</p>



<p><em>Sara Masri</em></p>



<p>#JEMIBreview</p>
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		<title>QUANDO COMPORTARSI DA UOMO FA MALE</title>
		<link>https://jemib.it/quando-comportarsi-da-uomo-fa-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jemib_admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 16:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[HR]]></category>
		<category><![CDATA[hr]]></category>
		<category><![CDATA[JEMIB]]></category>
		<category><![CDATA[Mascolinità Tossica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://jemib.it/?p=2679</guid>

					<description><![CDATA[<p>La frase “Comportati da uomo” porta a sviluppare la "mascolinità tossica" che porta a danneggiare gli stessi uomini. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Quando è stata l’ultima volta che ti hanno detto: “Comportati da uomo” ?</h2>



<p>Questa frase è infatti talmente comune che chiunque l’ha pronunciata o sentita almeno una volta nella propria vita.<br>Sono parole che invitano ad essere forte, nascondendo dolore o tristezza, e a mostrarsi spavaldi e quasi invulnerabili.</p>



<p>Ci si aspetta quindi che la persona a cui queste parole sono dette, sia esso un bambino, un ragazzo o un uomo, adotti il comportamento richiesto, prendendo le distanze da modi di fare tipicamente femminili. Questa richiesta non risparmia probabilmente nessuno: chiunque può aver ricevuto almeno una volta questo invito; che fosse pronunciato con toni scherzosi o più seri, che sia stato ricevuto da bambini o più recentemente, chiunque può essere stato richiamato all’ordine durante un momento di debolezza, ricevendo il monito di tornare a comportarsi da uomini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E se la risposta giusta fosse davvero “no”?</h2>



<p>La frase “Comportati da uomo” si basa sul presupposto che tutti conoscano quali sono gli atteggiamenti considerati virili. Chiunque, durante la propria vita, impara a riconoscere infatti i comportamenti accettati per i maschi e per le femmine. Viene quindi dato per scontato che un lui sia sprezzante del pericolo, disposto al sacrificio e capace di sostentare la sua famiglia, mentre da una lei ci si aspetta accondiscendenza e che badi ai figli e alla casa. Questi&nbsp;<strong>ruoli</strong>, in particolare quelli relativi ai compiti tradizionalmente assegnati alla donna, sono stati messi in discussione nell’ultimo secolo dal movimento femminista, di cui è bene sottolineare i meriti e le battaglie per il perseguimento di obiettivi ancora non realizzati.</p>



<p>Un percorso simile può essere affrontato anche dal genere maschile, che può ora&nbsp;<strong>rimettere in discussione</strong>&nbsp;<strong>gli standard</strong>&nbsp;che è chiamato a rispettare per essere considerato sufficientemente virile. Questo sforzo diventa ancora più importante dal momento che lo stereotipo del “vero uomo” può incidere anche sulla durata della propria vita.</p>



<p>Ad oggi, infatti, in Italia l’aspettativa di vita per l’uomo è di circa 5 anni inferiore rispetto a quella della donna. Questo dato è coerente con altri Paesi in tutto il mondo e le sue cause possono essere anche legate ai ruoli di genere. Courtenay (2003), ad esempio, individua trenta fattori che possono incidere sulla differenza di longevità tra i due sessi, molti dei quali connessi proprio allo stereotipo maschile. </p>



<p>Ad esempio, osserva come i medici tendano a sottostimare l’incidenza di malattie mentali negli uomini durante le loro diagnosi, mentre gli stessi uomini adottano più frequentemente comportamenti rischiosi rispetto alla controparte femminile e sono meno informati riguardo a temi di salute specifici per loro. Un altro fattore che può incidere sulla discrepanza osservata sopra è poi anche la mancanza di supporto sociale: il sesso maschile sembra infatti meno propenso a chiedere aiuto in momenti di difficoltà, e, forse memore del monito a “comportarsi da uomo”, in condizioni di difficoltà ricorre più frequentemente a strategie quali il diniego, la ricerca di distrazioni o l’uso di sostanze alcoliche e stupefacenti (Volpato, 2013). Inoltre, poiché la manifestazione di segni di debolezza è generalmente malvista nell’uomo, anche le relazioni di amicizia prevedranno meno occasioni di confidenza, le quali saranno viste spesso come momenti di manifestazione delle proprie vulnerabilità. Dal momento però che una rete sociale più solida è associata a migliori condizioni di salute, questo fattore incide notevolmente sulla qualità della vita del sesso maschile: il supporto degli altri aiuta infatti a prevenire malattie gravi o infarti, oltre a favorire la guarigione quando questi sono già avvenuti (Courtenay, 2003).</p>



<p>L’idea che l’uomo debba essere invulnerabile e privo di manifestazioni di dolore viene proposta sin dai primi anni di vita: i bambini sono infatti incoraggiati a svolgere attività più pericolose rispetto alle coetanee, vengono puniti maggiormente e più duramente e viene loro insegnato a nascondere il dolore e a non chiedere aiuto in caso di difficoltà.</p>



<p><br>Le conseguenze di una &#8220;<strong>mascolinità “tossica”</strong>, come viene indicata la virilità che arriva a danneggiare gli stessi uomini, possono essere molto gravi per tutti, tanto coloro che aderiscono al prototipo di virilità, quanto per coloro che invece se ne distanziano. Fortunatamente, però, il ruolo maschile può cambiare: da ormai 6 anni in Italia è stata indetta <strong>la Giornata Internazionale dell’Uomo</strong>, stabilita per il 19 novembre, che si presenta come un’occasione utile anche per rimettere in discussione gli stereotipi legati alla costruzione della virilità. Il movimento femminista ha poi alimentato la discussione attorno al ruolo maschile nella società, favorendo anche la promozione di figure diverse da quella del macho tradizionale, viste come modelli positivi.</p>



<p>Infine, proprio nel mese di novembre, la <a href="https://ex.movember.com/it/"><strong>Movember Foundation</strong></a> ha indetto l’omonima iniziativa, il cui nome deriva dall’unione delle parole “moustache” (baffi) e “November”. Durante questi trenta giorni, tutti sono difatti invitati a non tagliarsi i baffi, così da sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della salute maschile.<br>Come rispondere quindi alla frase “Comportati da uomo”? È <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QFoBaTkPgco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guante</a>  in un pezzo di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QFoBaTkPgco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Slam Poetry</a> pubblicato su YouTube, a trovare le parole più immediate ed efficaci: <strong>“No”</strong>.</p>



<p>#JEMIBReview</p>
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